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"Acrobatica…mente", artistica…mente, narrativa…mente

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acrobaticamente-smallLa mente umana è per sua natura acrobatica, artistica e… narrativa.

La mente ha bisogno di raccontare, ancora di più quando la malattia mentale sembra creare un muro di ombre e silenzi.

Così una mostra, Acrobazie 12345, che raccoglie le opere artistiche di pazienti psichiatrici, vuole far conoscere l’arte terapia e l’arte outsider.

Parallelamente un breve ciclo di conferenze, Acrobatica…mente, con interventi di neuroscienziati, psichiatri, psicoterapeuti e artisti, indaga i rapporti tra arte e cervello, spingendosi verso le frontiere delle “neuroscienze umanistiche” e della “neuroestetica”: l’espressione artistica diventa forma di comunicazione e narrazione biografica del sé.

Ecco come la narrazione arriva ad abbracciare medicina, biologia, arte e filosofia, riconfermandosi ancora una volta nella sua natura transnarrativa.

Dice Paul Klee: “l’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”.

Nei vari progetti di arte terapia pazienti, artisti, psichiatri si fanno protagonisti e storyteller di queste “acrobazie”, scoprendo il valore terapeutico e sociale dell’arte.

Già nel 1996, a partire da un’idea di Michele Munno e Bianca Tosatti, prende vita l’Atelier di Pittura Adriano e Michele (http://www.atelieradrianoemichele.it/) presso il Centro di Riabilitazione Psichiatrica Fatebenefratelli di San Colombano al Lambro in provincia di Milano.

Il progetto, curato da Elisa Fulco e supportato dal Direttore Sanitario Giovanni Foresti, prosegue poi fino al 2009, con il coinvolgimento di cinque artisti: Sandrine Nicoletta, Marcello Maloberti, Sara Rossi, Francesco Simeti e Flavio Favelli. La collaborazione tra pazienti psichiatrici e artisti ruota intorno a cinque tematiche – Equilibrio, Condivisione, Liquidità, Utopia e Identità – che danno vita alle opere esposte dal 4 maggio al 4 giugno alla mostra Acrobazie 12345, presso la Residenza Universitaria Biomedica del Campus Universitario Pavese (http://santacaterina.unipv.it/index.php).

Fin dai suoi inizi, il progetto Acrobazie ha potuto contare sull’appoggio del Gruppo Unicredit (http://www.unicreditgroup.eu/it/events/Event0751.htm), che contribuisce a dare voce all’arte outsider esponendo le creazioni dell’atelier presso le sue sedi; per esempio la Filiale Unicredit di Via L. Porta, 14 a Pavia espone una mostra di opere tratte dalla collezione Art Brut.

Un’iniziativa simile è sorta anche presso il Reparto pazienti acuti in S.P.D.C. del Policlinico San Matteo di Pavia, con il Laboratorio creativo Carte Poetiche, coordinato da Laura Tonani, artista dell’Accademia di Brera e artista-terapista da vent’anni. Attraverso la tecnica della carta – lavorata, dipinta, scritta – i pazienti raccontano le loro micronarrazioni di voglia di vivere: “Siamo sempre qua, per ora, però un giorno usciremo”, “prometto di non perdermi più”…

Il risultato finale è un pannello, un collage di storie e di vite, un’opera corale, un racconto polifonico.

 

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La sfida è quella di superare la paura e i pregiudizi della malattia mentale e scoprire la circolarità dell’arte, per cui non si sa più chi dà e chi riceve, innescando una reazione a catena; davvero “i sogni danno materia all’arte, l’arte dà energia al pensiero, il pensiero guida la scienza, la scienza realizza i sogni”: gli artisti hanno portato la bellezza e un linguaggio per comunicare, “narrare” e stabilire relazioni; i pazienti, con le loro molteplici storie, hanno arricchito la sensibilità degli artisti e di tutto il personale sanitario.

Da arte come rappresentazione dell’emarginazione della pazzia ne La nave dei folli di Bosch si passa alla concezione socratica catartica di produzione artistica come slancio creativo e insieme diario clinico; così Van Gogh ripercorre la sua storia di vita e di follia, Munch urla l’angoscia, Pollock e Rothko vivono la loro performance artistica dell’action painting come una danza liberatoria intorno alla tela, Basquiat fa emergere aggressività e rabbia nei graffiti.

Nel corso delle conferenze che hanno accompagnato la mostra Acrobazie 12345, voci autorevoli della scienza medica indagano l’alleanza terapeutica tra ars medica e forme di rappresentazione dell’arte: nella sua lectio magistralis il neurofisiologo Lamberto Maffei, Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, spiega come ci sia una memoria implicita nell’arte (e, come osserva Jerome Bruner, psicologo cognitivo, la memoria funziona psichicamente secondo script narrativi); il neuropsichiatra Fausto Petrella parla del potere liberatorio dell’arte, che risponde all’esigenza umana di vedersi narrati e rappresentati, per cui ognuno di noi si appoggia a narrazioni e a rappresentazioni per instaurare relazioni.

Se Paul Klee vedeva nell’arte il filtro che dà forma all’“intramondo”, ai “mondi possibili”, sicuramente la art therapy permette sia al paziente sia al terapeuta (medico, psicologo o artista che sia) di percorrere la strada del “conosci te stesso”, la “tua storia”, per sentire “la gioia della vita, il dono della vita, la libertà della vita e la meraviglia della vita”.

 

Ilaria Brigada
18 luglio 2011

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