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Intervista a Libby Heaney sull’opera ‘Lady Chatterley’s Tinderbot’

di Simonetta Pozzi

ABSTRACT;

Je t’aime
Oh, oui je t’aime!
Moi non plus
Oh, mon amour…

Sicuramente ricordate le parole d’amore della famosissima canzone  ‘Je t’aime moi non plus’ di Serge Gainsbourg e Jane Birkin. Ma se al posto di uno dei due amanti ci fosse un chatbot?  L’Intelligenza artificiale sta diventando sempre più parte integrante della nostra realtà quotidiana, dagli assistenti personali come Alexa, Google Home al riconoscimento facciale ormai utilizzato dalle aziende del beauty. Se da un lato l’IA facilita la nostra vita dall’altro guida e condiziona molti aspetti delle nostre esperienze. Alcune ricerche stanno indagando l’impatto dell’IA sulle relazioni interpersonali e amorose. In questa realtà distopica poniamoci una domanda:  può un robot provare empatia ed emozioni?

Come potrà l’IA cambiare lo storytelling e i nostri mondi narrativi? Nella scrittura può già sostituirsi agli umani, partendo semplicemente da codici come nell’opera ‘1 The road’, creata da Ross Goodwin il primo libro scritto da una AI writing machine su una Cadillac in viaggio da New York a New Orleans (Retrieved from https://www.jbe-books.com/products/1-the-road-by-an-artificial-neural) o creare storie da immagini come realizzato da Ryan Kiros della University of Toronto (Retrieved from https://github.com/ryankiros/neural-storyteller).

Le macchine potranno forse sostituire noi storyteller umani, ma non potranno esprimere sentimenti come l’amore. Nel mio studio dedicato alle nuove forme di narrazione nell’epoca post digitale ho letto dell’opera, ‘Lady Chatterley’s Tinderbot‘ , basata sull’utilizzo di Tinder, la famosa app d’incontri e ho deciso d’intervistare l’artista, Libby Heaney.

Artista e docente britannica al Royal College of Art dal 2014 con un background in quantum compting, Libby Heaney studia l’impatto delle tecnologie future. Il suo lavoro è stato presentato a Londra (Tate Modern, Victoria and Albert Museum e Christie’s), New York, Peru, e in Europa. Nel 2016 ha programmato Lady Chatterley’s Tinderbot, un touchscreen interattivo dove ha avviato una conversazione con ca. 800 utilizzatori anonimi di Tinder, inviando loro estratti tratti dal romanzo, “Lady Chatterley’s Lover” (David Herbert Lawrence – 1928). Un esperimento della relazione uomo-macchina che è risultato davvero sorprendente ed è stato presentato in touchscreen (vedi fotografia), in uno spettacolo dal vivo e raccolto in un libro.

 

ABSTRACT:

Je t’aime
Oh, oui je t’aime!
Moi non plus
Oh, mon amour…

Do you remember ‘Je t’aime moi non plus’, the well-known song of Serge Gainsbourg and Jane Birkin?

What if there were a chatbot instead of your lover? Artificial Intelligence is now becoming an integral part of our lives. Think about smart speakers such as Alexa, Google Home or face recognition. It makes our lives easier, but it will affect all aspects of our lives including our experiences. Some reaserchers are studying the artificial intelligence impact in human relationships. Can a robot feel emphaty and emotions?

How AI will change storytelling and our narrative worlds? It can already write scripts from seed phrases as in ‘1 The road’, created by Ross Goodwin, the first book written by a portable AI writing machine fed from input data in real time, on a Cadillac car travelling from New York to New Orleans (Retrieved from https://www.jbe-books.com/products/1-the-road-by-an-artificial-neural) or generate stories from images by Ryan Kiros from University of Toronto (Retrieved from https://github.com/ryankiros/neural-storyteller).

Maybe machines will replace human storytellers, but they can love. I was studying story telling in post-digital age and I read about ‘Lady Chatterley’s Tinderbot’ , an artwork based on Tinderbot so I decided to interview the artist, Libby Heaney.

Libby Heaney is an artist, a research tutor at the Royal College of Art since 2014 and a lecturer with a background in quantum computing. She has exhibited in London (Tate Modern, V&A and Christie’s), New York, Peru, and across Europe. Her artistic research concerns the impacts of new technologies. In 2016 she programmed Lady Chatterley’s Tinderbot, an interactive touch screen artwork to converse with 800 anonymized Tinder users, sending them excerpts of the novel, “Lady Chatterley’s Lover” (David Herbert Lawrence – 1928). The exchanges were very interesting and inexpected and were presented on a touchscreen (photo ), a show and as a book.

KEYWORDS: #chatbot #Tinder #AI #IntelligenzaArtificiale


Intervista a Libby Heaney sull’opera ‘Lady Chatterley’s Tinderbot’

When and why did you decide to use a bot to study the human interaction about love and sex?

In general I’m interested in how technology effects humans and how we see the world and vice versa. I wanted to make a piece that focused on technology and love and since I’ve used Tinder myself before, I decided to think about how Tinder has changed the way we find love and sex and intimacy. I was reading Lee MacKinnon’s Tinderbot Bildungsroman and Love Machines in e-flux journal, which inspired me to use a bot to explore human interaction with love and sex. After more research, I found out that Tinderbots were often gendered and used to in the aid of capitalism (‘hot women’ guiding people to porn sites and even a Tesco survey).

How long did the study last? How many users were involved?

I had three Tinderbots running on Tinder over the course of about a year 2016-2017. They spoke to just over 800 people mostly around the London area where I live, but also around Oxford & Berlin when I traveled there.

 

Can human and machine come together to live a new form of love?

My work was about how romantic codes are shifted due to various technologies disseminating the codes. I how love and sex function in a pre-digital technology – the literary novel – and the same with a post-digital technology – Tinder. I created three Tinderbots based on characters from Lady Chatterley’s Lover, Lady Chatterley, Mellors (the game keeper who LC has an affair with) and Clifford (Lady Chatterley’s husband who she cheats on). These agents spoke to people on Tinder using only dialogue from the novel. The human’s on Tinder were either surprised, played along or ignored this unusual style of messaging. I wasn’t really looking for a new form of love in the work, but rather wanted to point out the resonances and dissonances between old and new romantic codes that are propagated through technology.

 

What’s the funniest answer you received?

There’s lots of funny answers. You can see the pdf of some responses on my website. The point is that while the work is funny in part, it can also shows humanity as being lonely, sad and vulnerable.

 

What do you think about the future of love and sex? Will we meet just online? 

I think there as with most actions in life now, there will be a hybrid online/offline approach. It might be that we all have a bot based on our data from other websites (like FAcebook) that sits on dating apps and initiates contact with other people’s bots on our behalves. Perhaps when our bot finds someone who we might really like or fancy, it will alert us and then the humans will step in.

 


Libby Heaney – sito : http://libbyheaney.co.uk/

Link utili

 

Nota della Direzione: date l’eccezionalità della testimonianza e la modalità di raccolta, così come descritte nell’introduzione all’intervista, si segnala che il testo non è stato sottoposto alle procedure di revisione a doppio cieco né a traduzione. La Direzione si assume pertanto, come da Regolamento per la classificazione delle riviste nelle aree non bibliometriche dell’ANVUR, la responsabilità della pubblicazione.

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Making of Love: un racconto corale

Intervista a Lucio Basadonne a cura di Daniele Orzati con la collaborazione di Antonia Arcuri, Alessia Brunello e Chiara di Coscio

ABSTRACT: Ripensare la narrazione del sesso per introdurre l’educazione al piacere nelle scuole: il progetto Making of love (www.makingoflove.it) nasce dalla collaborazione fra Lucio Basadonne e Anna Pollio, registi di Unlearning e Figli della libertà, e Paolo Mottana, Professore di filosofia dell’educazione e di ermeneutica della formazione e pratiche immaginali all’Università di Milano. La scelta di chiamare otto ragazzi in produzione è arrivata dopo un anno di lavorazione quando era chiaro che c’era bisogno del loro punto di vista: “Gli adolescenti sono stati messi fuori campo. Ma loro vogliono essere nel mondo. E noi ne abbiamo un bisogno pazzo”, spiega Basadonne. L’impresa di Making of Love ha coinvolto anche esperti della sessualità, mentori davvero speciali che accompagnino i ragazzi in questa intensa avventura.

KEYWORDS: making love, documentario, educazione sessuale, piacere, adolescenti


 

Il punto da cui partire per entrare nel mood del progetto è il Manifesto che hanno scritto i ragazzi e che contiene 8 punti esplicativi riguardo la direzione in cui si muoverà il progetto/film:

 

MANIFESTO 

Abbiamo intrapreso un viaggio che ci cambierà per sempre. Non saremo lontani dalle nostre case, dalle nostre famiglie o dalle nostre idee, ma forse sarà il più difficile e imprevedibile perché ci costringerà a esplorare il nostro lato più intimo e fragile, quello di cui forse non avremmo mai avuto il coraggio di parlare con nessuno. E perché? Perché è così complicato mettersi a nudo?

Per questo, prima di girare il nostro film, abbiamo deciso di scrivere un manifesto.

 

Creeremo un immaginario per i ragazzi diverso da quello del porno, perché è lì che oggi si impara a fare l’amore. Educare al piacere non significa trasformare gli adolescenti in un branco di pervertiti, ma a coltivare in loro la consapevolezza del proprio corpo e delle proprie emozioni in modo da essere pronti ad accettare o rifiutare un rapporto quando se ne presenta l’occasione.

 

Mostreremo i vari modi di vivere la sessualità senza discriminazioni di genere e gusto. Si può scoprire il proprio piacere attraverso pratiche che non tutti si sentono di condividere ma non per questo devono essere categorizzate come “sbagliate” o “sporche”. La scoperta del proprio corpo e del proprio piacere è sacra e dovrebbe essere incoraggiata, non ostacolata.


Guarderemo negli occhi i tabù. Per aiutare a superare i complessi, le paure, le ferite che troppo spesso gli adolescenti subiscono nel venire a contatto con la sessualità, perché possano finalmente accedervi con entusiasmo e curiosità. Conoscere e rispettare il proprio corpo è imprescindibile per avere accesso ad una conoscenza più ampia, di noi stessi e degli altri. 

Mostreremo corpi veri, rigettando i canoni di bellezza contemporanea. Riteniamo che la bellezza non sia metro di giudizio ma un qualcosa di unico che ogni individuo possiede. 

 

Racconteremo le imperfezioni. Fermarsi per andare a bere o in bagno, l’imbarazzo, le risate: tutto quello che può farci sentire strani o sbagliati durante il sesso ma che sono parte della normalità.


Contamineremo il linguaggio moderno usando l’arte erotica (poesia, pittura, scultura, cinema) che da sempre esiste e di cui raramente si parla a scuola. Per parlare di cultura della sessualità: l’arte di amare, le sue tecniche, la cosmesi, la cura di sé, la danza, il massaggio, i profumi, l’abbigliamento, l’affinamento di tutti i sensi. 


Mostreremo l’importanza della comunicazione. Che avvenga tra le lenzuola o meno, è fondamentale per capirsi e conoscersi. Chiedere per ricevere piacere, coi dovuti modi e con il consenso del (o dei) partner, non va stigmatizzato come gesto egoista in quanto è parte del “diritto al piacere” che appartiene a ognuno di noi ed è alla base di una sana relazione sessuale.

 

Gireremo un film che inviti ad una condivisione aperta e al dialogo. Per imparare a parlare di sesso, perché il rispetto e la scoperta dell’altro sono pilastri della vita e la narrazione di sé senza sessualità è un discorso incompleto. 

 

Firmato: Clode – Enri – Feel – Isa – Lorenzo – Matilde – Matteo – Pip


 Daniele Orzati: Come è nata questa idea?

Lucio Basadonne: Parte dall’incontro di 3 differenti generazioni. Inizialmente Paolo Mottana, professore della Bicocca di Milano, ci ha chiesto di fare un film per portare l’educazione al piacere nelle scuole italiane; quindi non educazione sessuale – che quando si nomina, in Italia, fa subito pensare a come si mette un preservativo, alle malattie sessualmente trasmissibili, a come sono fatti pene e vagina, se sei fortunato… E invece tutto il resto che esiste, quindi, i mille modi che esistono per provare piacere, perché esistono tante cose legate al piacere sessuale, legate ad altri sensi, al coltivare le arti, all’olfatto, alla vista, a tutto quello che ruota intorno alla sensazione del piacere, da raccontare ai ragazzi perché ogni tipo di cambiamento o rivoluzione non può esserci se il corpo stesso non è coinvolto – cosa che spesso nell’educazione, qua da noi, non esiste: il corpo resta seduto, mentre la testa ingrossa.

La sua base, quindi, è la visione sex positive legata alla storia dell’arte, perché l’erotismo è sempre esistito nell’arte, ma a scuola non se ne parla, non vengono lette poesie o ammirate opere erotiche. A questo si aggiunge una visione edonistica del piacere da trasmettere ai ragazzi come contro-cultura, una contro-educazione – conta che Paolo si definisce un ex sessantottino ancora convinto, quindi molto legato a quel tipo di cultura. Noi abbiamo iniziato a lavorarci, a dividere quelli che erano i vari temi, partendo dalla masturbazione, passando per l’orgia, passando per il sadomasochismo, tutto quello che è rappresentazione del piacere che generalmente non è argomento trattato nella scuola.

Ci siamo abbastanza impantanati con lui, nel senso che avevamo delle idee, ma non eravamo convinti al 100%; seconda cosa che ci è piaciuta come registi – noi più che altro facciamo documentari sociali – è la bellezza di raccontare qualcosa di così profondo e nascosto come può essere la tua sessualità, perché il racconto di nessuna persona si può ritenere completo se non include anche l’aspetto sessuale.

Quindi mossi da questa cosa abbiamo deciso, (altro…)

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Prolungamento della prospettiva di vita e sessualità attiva, un paradosso risolvibile

di Alberto Sgheiz

ABSTRACT: Negli ultimi 20 anni, la scoperta e commercializzazione di medicinali per la disfunzione erettile hanno determinato non solo la soluzione di un problema reale ma anche il completo sconvolgimento delle dinamiche di carattere sessuale tra partner, relegando l’idea della liberazione sessuale degli anni ’60 e ’70 al pari di un film d’autore del passato: «bello, ma così lontano».

L’articolo accompagna il lettore attraverso il valore della longevità sessuale, ponendola in parallelo con la longevità fisica e soprattutto quale condizione necessaria per soddisfare il desiderio di piacere e la necessità di frequentare nuovi partner, anche in età adulta, sia per l’uomo sia per la donna.

In particolare, nella donna, per ragioni del tutto fisiologiche, intervengono, a partire dai 45 anni di età, alcune problematiche che, se non affrontate e risolte, limitano oggettivamente il raggiungimento di un benessere sessuale soddisfacente, creando dunque un paradosso tra la vita desiderata e la vita reale.

Limitano il raggiungimento di tali legittimi traguardi sia problemi di carattere culturale sia psicologici, ulteriormente aggravati dall’incomunicabilità che si frappone tra ginecologo e paziente in relazione alle problematiche che insorgono nell’età della menopausa; l’estetica ginecologia e altri trattamenti possono con grande efficacia rinverdire la vita sessuale delle donne adulte.

L’articolo si conclude con il medesimo paradosso della premessa, ma rapportato al futuro dell’umanità, e in particolare alla procreazione delle future generazioni, in quanto comunque fisiologicamente il parto per vie naturali e la menopausa rappresentano un oggettivo problema per il benessere sessuale delle donne.

Tuttavia la scienza e la tecnologia già ora propongono molte soluzioni oggettivamente valide, e tali da farci intravvedere un futuro decisamente positivo e dalle intatte caratteristiche umane per quanto attiene la procreazione.

 

ABSTRACT: In the last 20 years, the discovery and commercialization of medicines for erectile dysfunction not only helped to solve a real problem but also changed drastically sexual dynamics between partners, leaving the idea of ​​sexual liberation in the sixties and seventies as an author’s movie of the past: «nice, but so far».

The article accompanies the reader through the value of sexual longevity, placing it in parallel relation with physical longevity and above all as a necessary condition to satisfy the desire for pleasure and the need to attend new partners, even in adulthood, both for men and women.

In particular, in women, due to physiological reasons, some problems arise starting from the age of 45, which, if not addressed and resolved, objectively limit the achievement of satisfactory sexual well-being, thus creating a paradox between the desired life and real life.

They limit the achievement of these legitimate goals both cultural and psychological problems, further aggravated by the lack of communication between Gynecologist and patient in relation to the problems that arise in the age of menopause; cosmetic gynecology and other treatments can effectively revive the sexual life of adult women.

The article concludes with the same paradox of the premise, but related to the future of humanity, and in particular to the procreation of future generations, since in any case physiologically birth through natural ways and menopause represent an objective problem for the sexual well-being of the women.

However, science and technology already offer many objectively valid solutions, such as to make us imagine a decidedly positive future with intact human characteristics as far as procreation is concerned.

KEYWORDS: disfunzione erettile, liberazione sessuale, longevità sessuale, benessere sessuale, menopausa, estetica ginecologia

 


 Molto si è detto a proposito della pillola blu e di quella gialla, che in pochi anni hanno cambiato sia la percezione del sesso sia la qualità dell’attività sessuale nel maschio, rendendola possibile sotto una nuova luce: «siamo tutti potenziali stalloni» oppure «decido di fare sesso anche se non ne ho molta voglia».

Il risultato è un upgrade su base chimica dell’attività sessuale, a discapito della naturalezza (difficoltà incluse), che erano alla base della liberazione sessuale degli anni ‘60 e ’70.

 

La Chimica viene in aiuto

 

Alla base del senso di disorientamento che travaglia la sfera maschile nei rapporti con l’altro sesso, e che rappresenta un tratto evidente della nostra epoca, si inserisce sicuramente la sfera sessuale; uno degli effetti di tale disorientamento è la riduzione dell’impulso sessuale.

Ecco che la Chimica viene in aiuto all’uomo dando una grande mano, e questo è conseguentemente vero anche per il partner.

L’uso di sostanze chimiche che favoriscono e prolungano temporalmente l’erezione dell’organo sessuale maschile non è infatti solo relegato alla fase dell’andropausa, come forse doveva essere all’inizio, nella mente di chi ne ha scoperto gli effetti, ma è indefinitamente allargato a tutte le età sessualmente attive, proprio perché il sesso nel frattempo ha perso la sua connotazione culturale di completamento della relazione intima tra umani e ha acquisito quella di attività fisica «necessaria», per certi versi completamente indipendente dal sentimento, una sorta di «commodity» delle attività umane.

La pornografia, nella sua connotazione sessuale puramente tecnica, cioè come attività svolta da professionisti del settore, nel frattempo è diventata un punto di riferimento per molti.

 

Sessualità e fasce di età

 

Vi sono ovviamente differenze di approccio alla sessualità in base alla fascia di età; tralasciamo dunque in questa disamina le fasce più giovani per concentrarci su quelle che la liberazione sessuale l’hanno vissuta o osservata da vicino, tenendo presente che queste stesse persone hanno vissuto anche il dramma dell’AIDS nelle sue fasi iniziali, prima cioè che la scienza trovasse dei rimedi efficaci.

Ciò detto, esistono notevoli differenze, sul piano biologico, tra uomo e donna, una volta superato il traguardo dei 50 anni di età, differenze che meritano di essere elencate e analizzate.

(altro…)

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Da Postalmarket a Tik Tok, quando il proibito diventa inclusivo

di Cristiano Carriero

Abstract: Siamo in un’epoca in cui i tabù di una volta sono stati sdoganati. Ne abbiamo fatta di strada per raggiungere questo risultato. Con il senno di poi, basterebbe guardarsi indietro e notare come, già in passato, più di 2000 anni fa, il sesso e il mondo ad esso collegato fossero vissuti con naturalezza. Poi la condanna e la società della colpa hanno tenuto quasi “segregato” il linguaggio del sesso e del porno, facendolo vivere come proibito. Passando per Postalmarket, le TV hot line e le trame finte e poco credibili di giornali e VHS, in questi 10 anni hanno fatto capolino iper-contenuti, accessibili in pochi click e su diverse piattaforme. Attori porno come influencer che condividono liberamente contenuti su Instagram e Tik Tok. Trionfo di brand, quali Pornhub e simili, che hanno notevolmente cambiato il substrato di narrazione del sesso. E hanno contribuito a mutare lo sguardo sui rapporti erotici, proclamando il poliamore la massima espressione del sesso come rispetto e fonte di consenso e accordi comunicativi. Ad oggi “porno” è un aggettivo da usare non solo nell’ambito sessuale, ma include tutte quelle dimensioni capaci di suscitare pulsioni ed emozioni ad alto contenuto di sensazioni.

 

Abstract: We are in a time when the taboos of yesteryear have been cleared through customs. We have come a long way to achieve this. With hindsight, it would be enough to look back and notice how, already in the past, more than 2000 years ago, sex and the world connected to it were lived naturally. Then the condemnation and society of guilt kept the language of sex and porn almost “segregated”, making it live as forbidden. Passing through Postalmarket, the TV hot lines and the fake and unbelievable plots of newspapers and VHS, in these 10 years have peeped out hyper-contained, accessible in a few clicks and on different platforms. Porn actors like influencers who freely share content on Instagram and Tik Tok. Triumph of brands such as Pornhub and the like, which have significantly changed the substratum of sex storytelling. And they have helped to change the focus on erotic relationships, proclaiming polyamory as the ultimate expression of sex as a respect and source of consensus and communicative agreements. To date, “porn” is an adjective to be used not only in the sexual sphere, but includes all those dimensions capable of arousing drives and emotions with a high content of sensations.

 

Keywords: Proibito inclusivo, #porn, narrazione del sesso, content continuum, poliamore, forbidden history

 


Cercherò di parlare della narrazione del sesso senza cadere nella tentazione della morale. Del “si stava meglio quando si stava peggio” o, per andare sul concreto, del “si stava meglio quando si immaginavano momenti di erotismo su Postalmarket”. Il nostro approccio nei confronti del racconto della sessualità è totalmente cambiato negli ultimi 10 anni, da quando alcuni brand, Pornhub su tutti, hanno iniziato a utilizzare un linguaggio testuale e visivo profondamente diverso da quelle che erano le nostre abitudini. Basti pensare ai tre luoghi per eccellenza della fruizione pornografica degli anni ‘80/’90: la videoteca, l’edicola e le TV private, che trasmettevano film porno-soft e le pubblicità delle linee hot. Mi sono sempre chiesto se davvero ci fosse qualcuno che componeva quei numeri, dal momento che era molto più semplice e soddisfacente guardare le immagini che accompagnavano le cifre in sovraimpressione. Su uno di quei canali privati andava in onda una trasmissione di grande successo, durante la quale due concorrenti – rigorosamente un uomo e una donna, attenzione perché siamo davanti ad un primo goffo tentativo di diversity – si sfidavano in giochi di azzardo e, ad un certo punto, potevano far spogliare delle ragazze. Nonostante il gusto opinabile delle puntate di Colpo Grosso, il programma condotto da Umberto Smaila – che, ad un certo punto, si esibiva nel suo vero pezzo forte, il pianobar – ebbe un successo clamoroso tra il pubblico tanto che, a partire dalla stagione 1989/90, il format venne acquistato anche da altre televisioni europee. La produzione e le numerose edizioni nei differenti paesi resero Colpo Grosso[1] e le fanciulle un fenomeno di costume in tutta Europa.

 

Nonostante questo, la trasmissione restò relegata, per scelta e non per auditel, alle TV private. La definizione non altissima, il linguaggio di Smaila da uomo comune (in abito elegantissimo, però), la semplicità del ritornello durante il quale le ragazze si spogliavano, “Po-po-portafortuna” e “Cin-cin-diventeremo amici”, incantavano e permettevano a quelle storie di essere ricordate e tramandate. Quella trasmissione era dieci anni avanti rispetto alla fruizione dell’erotismo della videoteca dove, invece, comandava la segnaletica del proibito: stanza nel retrobottega, luce suffusa, tenda separé vintage, odore di fumo. Machismo estremo ed estremista, linguaggio triviale, titoli di film che giocano sul gusto estremo del turpiloquio. Stesso identico scenario in edicola: per accedere al magico mondo dei titoli erotici dovevi conoscere il proprietario e mostrarti impavido sul tema. Questa barriera comunicativa, questa distanza tra la voglia di fruire di un contenuto e l’impossibilità sociale di farlo liberamente ha portato i VHS delle edicole a ingiallire al sole, i cinema sexy a chiudere i battenti, i telefoni hot a rivedere le proprie strategie. Una generazione di guardoni, o meglio di persone naturalmente interessate al sesso e alle sue forme di racconto, giudicata come pervertita, costretta a rivedere il proprio approccio.

 

Certamente le culture e le società danno forma alle convenzioni narrative che vanno incontro ai loro specifici bisogni[2](Cometa, 2017). Nel caso della narrazione del sesso, l’unica e consolidata convenzione era quella di comunicare qualcosa di proibito. In un certo senso di “sporco”. Faceva eccezione la rivista Playboy[3], che parlava a un target completamente differente, tanto da arrivare alla decisione drastica (siamo nel 2016) di eliminare le foto di nudo dalla rivista. Edonismo contro piacere godereccio, osé contro porno. Eppure un tempo la sessualità era simbolo di fecondità e veniva raccontata, ad esempio dai Greci, attraverso decorazioni sulle anfore, quando ancora non esistevano i videotape. Anche quella degli Egiziani era una sessualità molto spinta, fatta di rapporti orali capaci – letteralmente – di resuscitare i morti. Famosissima la scena del Papiro di Hani, in cui “Iside resuscita il defunto Osiride praticandogli la fellatio”, come riporta la didascalia della tavola 6[4]. E per restare in Italia, non possiamo non citare Andrea Sperelli, protagonista de Il piacere (D’Annunzio, 1889), personaggio di fine ‘800 e incarnazione perfetta del dandy che, a ogni senso etico e a ogni autentico valore, antepone il solo gusto estetico, rappresentando l’uomo senza centro che ha perso la propria identità “inseguendo un ideale di bellezza effimero e illusorio[5].

 

Le madrine del porno italiano di fine anni ’80, probabilmente le più iconiche di sempre, sono state due donne molto diverse tra loro, ma entrambe figlie di quel piacere che D’Annunzio aveva esploso nel suo romanzo di fine Ottocento. Quel memento per cui “nessun altro attimo di gioia eguaglierà quell’attimo”[6] riesce a muovere persino un movimento politico. Cicciolina e Moana Pozzi parlano d’arte, sono intellettuali e hanno relazioni, non solo sessuali, con opinion leader e politici dell’epoca. Danno vita a trasmissioni televisive provocatorie anche a livello di pensiero, basti pensare che la conduzione de “L’Araba Fenice”, il programma di Moana, fu affidata a tale Mazouz M’Barek, un immigrato proveniente dal Marocco totalmente inesperto nel suo ruolo e preso a caso per le strade cittadine, ma soprattutto simbolo di un fenomeno come l’immigrazione che, in quegli anni, cominciava a diffondersi e a creare diffidenza. Tra i personaggi c’erano finti critici d’arte, investigatori privati, un alieno che viveva nei sacchetti dell’immondizia e distruggeva telecamere, la cantante ecologista Matylde, una bambina indemoniata incredibilmente simile a Greta Thunberg e una suora vittima di visioni mistiche. Ovviamente ad un certo punto – in tarda serata – arrivava lo spazio dedicato a Moana Pozzi, che si occupava, senza veli, della rubrica L’angolo della vergogna. Alla scrittura del programma collaboravano Antonio Ricci, la Gialappa’s Band, Corrado Guzzanti e Gino e Michele. Praticamente gli autori che più di tutti hanno condizionato il linguaggio della generazione X e di parte dei Millennials. La scomparsa prematura di Moana e il ritiro di Cicciolina hanno, di fatto, consegnato il porno italiano nelle mani di un uomo, l’attore Rocco Siffredi, spostando l’attenzione verso il piacere fine a sé stesso.

 

Rocco è probabilmente uno dei pochi, in Italia, ad aver vissuto il passaggio dal VHS al DVD – da annotare anche che, nel frattempo, i “distributori” automatici avevano fatto dimenticare la vergogna da saletta privata – fino ai social network. Che qualcosa stesse cambiando lo abbiamo intuito con lui, nei primi anni di ascesa di siti come YouPorn e Pornhub. Una grafica più accattivante, una fruizione più immediata e, lentamente, la scomparsa della dicitura “film per adulti”. In una bellissima puntata della serie televisiva I Simpson[7], Bart entra in una sala di una videoteca in cui c’è scritto “Adult Films”. È in quel momento che scopre, suo malgrado, l’esistenza dei capolavori di Ingmar Bergman e di registi quali Pasolini, Tarkovskij e Truffaut.

 

Da qualche anno a questa parte, non esiste più la dicitura “film per adulti”. Il sito Pornhub parla un linguaggio molto più accessibile (le parole preferite sono “join” ed “enjoy”) e non è un segreto che abbia un reparto marketing fenomenale. Pornhub ha iniziato persino a lavorare con gli influencer (attori, cantanti e calciatori, come il veronese Pessina) e a fare brand activism, cosa che nessuno aveva mai osato fare. Non negli ultimi 100 anni, almeno. Si è passati dall’iniziativa che permette di piantare un albero ogni 100 visualizzazioni di un video, alla campagna Life Plan dell’ultimo Black Friday, in cui si invita a vivere la propria sessualità anche dopo i 50 anni (oltre che a sottoscrivere un abbonamento a vita a prezzi irrisori); passando per la pubblicazione di “The Dirtiest Porn Ever”, un video hard in cui la spiaggia dove gli attori sono impegnati è completamente ricoperta di rifiuti: man mano che la si ripulisce e si elimina la plastica, si vede una parte in più della scena. In tal modo il pubblico viene sensibilizzato sull’inquinamento degli oceani[8]. Pornhub e siti simili hanno guadagnato, per anni, vendendo spazi pubblicitari ad altre aziende del settore, senza mai riuscire ad attirare capitali provenienti da ambiti non legati al mondo della pornografia. Il tutto perché la pornografia era considerata un peccato. Fino a quando non ci si è accorti di alcuni dati, come segnalato dallo YouTuber Giorgio Taverniti[9]:

  • quasi il 50% delle persone online guarda video porno;
  • 1 utente su 3 che guarda video porno è donna;
  • il marketing del porno per i primi anni ha trainato l’evoluzione di internet;
  • tutto l’algoritmo di Google Images lo dobbiamo al porno, la ricerca di immagini simili è dovuta a questo;
  • i siti porno sono stati i primi ad avere le anteprime animate dei video quando ci passi sopra con il mouse, in modo da vederne parte del contenuto.

È stato grazie ai dati e al content marketing, non all’advertising di bassa lega, che un player come YouPorn ha rivoluzionato la narrazione del sesso, come spiega benissimo il libro M.I.L.F. – Cosa puoi imparare da Pornhub per la tua azienda: modelli di business, strategie digitali e uso dei dati. (Ciuffoli, D’Amico e Pulzelli, 2018).

 

Per i nativi digitali, quindi, non esiste tabù né proibito nella fruizione del porno perché ne sono stati sradicati la demonizzazione e l’aspetto vergognoso a cui era collegato. I contenuti, piaccia o meno, sono accessibili in pochi click e su diverse piattaforme. Sono, a tutti gli effetti, iper-contenuti molto diversi dalle trame finte e poco credibili dei film in VHS. Non capiterà più, sicuramente, di vedere in cassetta un porno di protesta, come “Cicciolina e Moana ai Mondiali”, una pellicola del 1990 che accusava di corruzione dirigenti, giocatori e arbitri di quei tempi, Montezemolo su tutti. Gli attori e le attrici porno passano con disinvoltura da Instagram a Tik Tok, offrono contenuti premium su Snapchat, sono fenomeni digitali e influencer, come Max Felicitas: un ragazzo tutt’altro che prestante e molto lontano dall’idea di sex symbol che, però, comunica la pornografia con una naturalezza che ci spiazza totalmente, con media che non eravamo abituati a considerare come, ad esempio, le stories di Instagram o i video su YouTube. Max Felicitas rappresenta una rottura totale con il passato perché, di fatto, inventa un linguaggio nuovo, utilizzando non solo le immagini – porno – ma anche la musica, le emoji e tutte quelle forme di narrazione che mai erano entrate nello storytelling del sesso, non con questa potenza almeno.

 

Ma non sono solo i pornodivi e le pornostar a utilizzare i media degli influencer: accade anche il contrario, ovvero brand e artisti che utilizzano i siti porno per veicolare i propri contenuti. Per il lancio di Playlist, album uscito il 9 novembre 2018, il cantante Salmo ha pensato di utilizzare proprio Pornhub. «Siamo davvero felici di poter ospitare il video di lancio per il nuovo album di Salmo – ha dichiarato Corey Price, Vice President di Pornhub – è entusiasmante come sempre più artisti scelgano la nostra piattaforma per diffondere la propria arte»[10]. La regia della clip è di Andrea Folino insieme al team YouNuts, con la produzione e il coordinamento di Lebonski Agency/Maestro. Il video nasce su idea dello stesso Salmo ed è in rotazione sulla homepage di Pornhub, che ospita circa 100 milioni di visitatori ogni giorno. Inevitabile che, in un contesto così, sempre più liquido e sempre più votato a quel content continuum[11] di cui parla spesso Andrea Fontana (2018), nascano nuove forme di linguaggio, ancora più contaminate dalle modalità dei social network, soprattutto da quando ci sono le stories che spariscono dopo un giorno. Un bellissimo racconto di Giorgio Biferali, pubblicato su Esquire, parla proprio di come le “storie” di una volta, quelle da ascoltare e raccontare, siano diventate le “stories” dei social, così tanto usate e guardate dai Millennials:

 

Instagram è una finestra, un po’ come quelle che abbiamo in casa, che si affacciano sul mondo di fuori. Una storia d’amore, lì, comincia con un tasto, un po’ come su Tinder, solo che ci si sente meno in colpa, perché è meno esplicita, perché Instagram non è conosciuta per essere una app di incontri. Se tutto va bene, se i cuori sono corrisposti, può nascere una storia d’amore[12].

 

La nuova sessualità si gioca, così, proprio sui social, con il loro linguaggio: si dimostra con un cuore corrisposto, poi un video di pochi secondi e, ancora, un altro destinato a sparire dopo due volte che il partner lo ha visto. Senza possibilità di replica, ogni visione è una nuova visione: si va delineando un universo di esperienze ed emozioni multiple, visibili a tutti e mai uguali, a sé stesse in primis, che hanno un denominatore comune, la fugacità. Le parole si consumano, vengono archiviate ed eliminate dalle chat, mentre diventano argomento di analisi approfondite come nel caso della cantante Myss Keta, che finisce nella playlist di un’azienda come Treccani[13]. L’enciclopedia più importante nel nostro Paese, nel tentativo di svecchiarsi e avvicinarsi ai più giovani, ha deciso proprio di raccontare l’evoluzione della nostra lingua attraverso i testi di questa nuova generazione di artisti.

 

Pazzesca/o è un aggettivo che deriva da pazza/o e indica cose, persone o situazioni che sono o sembrano irragionevoli, assurde, insensate. Da pazzi, appunto. Con significato iperbolico indica qualcosa di estremamente grande, enorme, eccezionale”, spiega Treccani aggiungendo: “In ‘pazzeska’ di Myss Keta, la narratrice racconta una notte di eccessi: la festa comincia solo quando lei arriva in pista e, con la sua aura di eccezionalità, contagia l’atmosfera e tutti i presenti”, spiega Treccani su Facebook[14].

 

Il successo di Myss Keta sta anche nel fatto che veicola messaggi relativi alla comunità LGTB e comunque messaggi sociali, utilizzando la leva dello scandalo: non pornografia, ma erotismo. Perché la differenza è proprio negli occhi di chi guarda o nello sguardo da poter indirizzare: non mere scene di sesso esplicito, fine a se stesso, ma pulsioni, istinti ed emozioni veicolati verso fini più nobili. È come se il proibito fosse, tutto a un tratto, diventato “inclusivo”: basti pensare all’esplosione, nel lessico comune, dell’hashtag #porn davanti a parole totalmente decontestualizzate, come il famosissimo #foodporn, stra-utilizzato per indicare un cibo succulento o lo #skyporn che viene usato per foto di cieli che lasciano a bocca aperta. È proprio in questo senso che la dimensione del “porno”, intesa come qualcosa di proibito e tabù, ha mutato la sua accezione esattamente con il mutamento della società: se non c’è società del peccato, non c’è peccato e posso liberamente usare termini che, in passato, bisognava pronunciare sussurrando o, addirittura, accostandoli a sfere apparentemente diverse. Apparentemente, appunto. Quel che genera tensione sessuale, pulsioni, emozioni può nascere da canali estranei alla sfera pornografica, ma ad essa viene liberamente correlato proprio con il termine porn e il relativo hashtag.

 

Nella sostanza, da Postalmarket a Instagram non è cambiato solo il media, ma anche tutto il substrato di narrazione del sesso: modi, tempi e mezzi hanno assunto forme nuove in cui il senso di colpa, quello con cui la società esercitava una sorta di strozzamento e di violenza psicologica, si è azzerato, lasciando spazio alla natura e alla naturalezza, così come lo stesso tentativo di ripensare i rapporti erotici al di fuori degli schemi della proprietà. Ricordiamoci, poi, che l’amore libero è stato sostituito dal poliamore e non è un caso che a cadere sia stato proprio il concetto di “libertà”, dopo il fallimento dei movimenti di protesta di fine anni ’60 e ’70. L’idea di poter aver rapporti “altri” (non solo altri rapporti) regala un’intimità emotiva completamente differente da quella del “solo per adulti” delle videoteche di un tempo. Il linguaggio testuale e visivo del sesso, oggi, lascia andare la clandestinità e apre alla comunicazione e al rispetto. Finché unfollow non ci separi.

 

NOTE

[1] Rollandin M. (2018). Ragazze Cin Cin: dove sono finite le soubrette di Colpo Grosso? Retrieved from: https://www.momentodonna.it/gossip/ragazze-cin-cin-finite-soubrette-colpo-grosso/

[2] Cometa M., Perché le storie ci aiutano a vivere, Raffaele Cortina Editore, Milano, 2017, pagina 124

[3] Playboy al capolinea, l’iconica rivista rischia di scomparire: «È un’eredità del passato». 2018. Retrieved from: https://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/playboy_al_capolinea_l_iconica_rivista_rischia_di_scomparire-3461424.html

[4] Retrieved from: https://sites.google.com/site/ieraporneusis/egizi

[5] D’Annunzio G., Il piacere, Biblioteca economica Newton, edizione 2007, pagina 21.

[6] Ivi, pagina 32.

[7] Retrieved from: https://www.youtube.com/watch?v=B7QGY5j7E3M

[8] Porro G. (2019), C’è una buona ragione per guardare video porno su Pornhub (e non è quella che state pensando). Retrieved from: https://www.wired.it/internet/web/2019/09/02/pornhub-oceani/?refresh_ce=

[9] Minotto A. (2015), PornHub e il marketing del porno non porno. Retrieved from: https://www.crearecreativita.it/pornhub-e-il-marketing-del-porno-non-porno/

[10] Salmo ha pubblicato un video su Pornhub. 2018. Retrieved from: https://www.rollingstone.it/musica/news-musica/salmo-ha-pubblicato-un-video-su-pornhub/433613/

[11] Fontana F., Storie che incantano. ROI Edizioni, Macerata, 2018, 87.

[12] Biferali G. (ottobre 2019), “Instagram”, Esquire, n. 6, 65.

[13] Mauri I. (2019), L’Enciclopedia Treccani spiega Miss Keta: “’Pazzeska?’ La narratrice racconta di una notte di eccessi. Retrieved from: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/25/lenciclopedia-treccani-spiega-myss-keta-pazzeska-la-narratrice-racconta-di-una-notte-di-eccessi/5061450/

[14] Retrieved from: https://www.facebook.com/treccani/photos/a.344717084558/10157175613194559/?type=3

 


 

Biobliografia

Volumi:

  • Cometa M., Perché le storie ci aiutano a vivere, Raffaele Cortina Editore, Milano, 2018.
  • D’Annunzio G., Il piacere, Biblioteca economica Newton, Newton, Milano, 2007.
  • Fontana F., Storie che incantano. ROI Edizioni, Macerata, 2018.
  • McKee R., Story, Omero, Roma 2010

Saggi da rivista:

  • Biferali G. (ottobre 2019), Instagram Esquire, n. 6: pagina 65.

Articoli da sito internet:

  • Rollandin M. (2018). Ragazze Cin Cin: dove sono finite le soubrette di Colpo Grosso? Retrieved from: https://www.momentodonna.it/gossip/ragazze-cin-cin-finite-soubrette-colpo-grosso/
  • Playboy al capolinea, l’iconica rivista rischia di scomparire: «È un’eredità del passato». 2018. Retrieved from: https://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/playboy_al_capolinea_l_iconica_rivista_rischia_di_scomparire-3461424.html
  • Porro G. (2019), C’è una buona ragione per guardare video porno su Pornhub (e non è quella che state pensando). Retrieved from: https://www.wired.it/internet/web/2019/09/02/pornhub-oceani/?refresh_ce=
  • Minotto A. (2015), PornHub e il marketing del porno non porno. Retrieved from: https://www.crearecreativita.it/pornhub-e-il-marketing-del-porno-non-porno/
  • Salmo ha pubblicato un video su Pornhub. 2018. Retrieved from: https://www.rollingstone.it/musica/news-musica/salmo-ha-pubblicato-un-video-su-pornhub/433613/
  • Mauri I. (2019), L’Enciclopedia Treccani spiega Miss Keta: “’Pazzeska?’ La narratrice racconta di una notte di eccessi. Retrieved from: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/25/lenciclopedia-treccani-spiega-myss-keta-pazzeska-la-narratrice-racconta-di-una-notte-di-eccessi/5061450/

Link

  • Retrieved from: https://sites.google.com/site/ieraporneusis/egizi
  • Retrieved from: https://www.youtube.com/watch?v=B7QGY5j7E3M
  • Retrieved from: https://www.facebook.com/treccani/photos/a.344717084558/10157175613194559/?type=3
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Viaggio nel profondo divario del piacere

di Alice Avallone

ABSTRACT: Sono trascorsi quasi sessanta anni dalla rivoluzione sessuale degli anni ’60 negli Stati Uniti, eppure persiste il silenzio che circonda il piacere delle donne. In questo articolo si indaga come si sta sviluppando oggi il rapporto tra benessere femminile e sesso, e in che modo alcuni brand stanno rispondendo a questa mutevole conversazione culturale. Il punto di partenza è la Fem Tech, ovvero la female technology, un mercato in forte espansione e intrinsecamente femminista nei suoi valori; il suo successo ha dimostrato una reale volontà di aprire la discussione sulla salute e il benessere delle donne mettendo in primo piano l’appagamento sessuale, anche grazie ad app mobile e sex toys. In parallelo, i tabù culturali vengono via via smantellati da progetti digitali che nascono per aiutare coloro che si sentono ancora in imbarazzo a parlare di sesso. Un sesso che le donne, anche grazie alla tecnologia e alle piattaforme digitali, oggi possono vivere con più libertà.

ABSTRACT: A journey into the deep gap of pleasure. Almost sixty years have passed since the sexual revolution of the 1960s in the United States, yet the silence surrounding the pleasure of women persists. In this article we investigate how the relationship between female well-being and sex is developing today, and how some brands are responding to this changing cultural conversation. The starting point is the female technology, as know as FemTech, a rapidly expanding and intrinsically feminist in its values market; its success has shown a real desire to open the discussion on women’s health and well-being by focusing on sexual fulfillment, also thanks to mobile apps and sex toys. In parallel, cultural taboos are gradually dismantled by digital projects launched to help those who still feel embarrassed to talk about sex. A sex that women, thanks to technology and digital platforms, can now live with more freedom and far from prejudices.

KEYWORDS: sesso, benessere, donne, femtech, sextech


 

Il contesto

Nel diciannovesimo secolo, le narrazioni delle pubblicità per i “massaggiatori personali” avevano come protagoniste donne che stringevano oggetti robusti e che sorridevano serene con la promessa di un benessere a tutto tondo, dal sollievo dal mal di testa alla ritrovata luminosità del viso. Non erano presenti riferimenti sessuali espliciti, ma quasi tutti sapevano a cosa servivano davvero quei gadget (Laden, 2013).

La popolarità dell’etica del benessere di mente, corpo e anima ha colpito per anni l’immaginario globale, soprattutto dagli anni Cinquanta in poi: i tre principi di base – tanto movimento, cibo sano e buon sonno – hanno avuto così influenza che, già due anni fa, il Global Wellness Institute ha stimato che il settore valeva 4,2 trilioni di dollari (GWI, 2018). Un’industria fiorente, dunque, ma che fatica ancora oggi a parlare in modo esplicito di un quarto principio, legato al benessere sessuale, soprattutto per le donne.

Rispetto al passato, gli atteggiamenti nei confronti della donna e del suo corpo hanno fatto molta strada, soprattutto grazie alla tecnologia e alla Rete che hanno dato un’esposizione mainstream a temi che spesso sono stati oggetto di stigmatizzazione, dall’esercizio del pavimento pelvico al controllo delle vampate di calore, fino ad arrivare all’auto-stimolazione per raggiungere l’orgasmo.

 

La ricerca del benessere e della libertà sessuale

La cosiddetta female technology, abbreviata in FemTech, è un mercato in forte espansione nel mondo e riguarda tutto il comparto tecnologico che ha come focus la salute femminile, compresa quella legata al sesso e alla sessualità. Ma non solo: lo sviluppo della FemTech nasce e si sviluppa in un momento storico di una più ampia campagna sull’emancipazione delle donne. Secondo alcune stime, i recenti movimenti a difesa dei diritti di autonomia femminile fisica e psicologica come il #MeToo, il #LeanIn e il The Women’s March hanno coinvolto 4,2 milioni di persone in tutto il mondo (Chenoweth E., Pressman J., 2017).

L’espansione di tale settore e l’esigenza di rompere i tabù sul corpo femminile hanno iniziato ad andare di pari passo, aprendo un dialogo sociale autentico su questo tema. Negli ultimi anni, infatti, la tecnologia ha iniziato ad aiutare le donne a risolvere problematiche e vulnerabilità che da tempo venivano messe da parte, come nel caso delle app mobile dedicate al tracciamento del ciclo e della temperatura basale come metodo contraccettivo o per la ricerca di una gravidanza.

I recenti movimenti femministi hanno portato alla nascita anche a piattaforme per il consenso sul sesso, come legalfling.io, basata su un contratto tra le parti e una “stretta di mano digitale” prima di un rapporto intimo. Si tratta dunque di un modo per certificare il consenso tra i due partner, che ha come speranza quella di arginare l’epidemia di aggressioni sessuali, soprattutto all’interno dei campus. Un segnale, quest’ultimo, che da un lato cerca la risoluzione di un problema sociale e patriarcale molto più ampio, e dall’altro lato è prova di come le donne stiano affrontando tali problemi proprio con la tecnologia.

 

La fiorente industria del sextech

Sotto l’ampio ombrello della FemTech, che affronta, come abbiamo visto, il tema della salute sessuale, il ramo della SexTech prende in considerazione, l’appagamento sessuale delle donne e il divario tra il piacere femminile e quello maschile. Un articolo pubblicato lo scorso anno sul Journal of Sexual Medicine ha rivelato che esiste un divario tra donna e uomo che non è solo retributivo, ma è anche di piacere: tra le coppie eterosessuali sposate raggiunge l’orgasmo l’87% dei mariti e appena il 49% delle mogli (Busby D., Holmes E., Leonhardt N., Willoughby B., Yorgason J., 2018).

Se il piacere contribuisce alla salute sessuale di uomini e donne, affermazione sulla quale concorda anche l’Organizzazione mondiale della sanità delle Nazioni Unite nella sezione Sexual and reproductive health del portale who.int, un simile divario sta rendendo le donne sproporzionatamente più esposte e fragili. Per attutire gli effetti negativi, i sex toys tecnologici hanno un ruolo sempre più importante, rimarcando quanto la sessualità femminile sia una parte centrale del benessere. In particolare, le aziende di giocattoli sessuali gestite da donne mirano a invertire il pregiudizio che raggiungere l’orgasmo con un’auto-stimolazione sia qualcosa di sporco o deplorevole.

Women of Sextech, una comunità di donne tecnofile che lavorano per trasformare il settore, ha preso vita per sostenere le donne che lavorano in questo campo tradizionalmente maschile. Tra loro, ci sono anche Alexandra Fine e Janet Lieberman, che si sono unite per creare Dame Products, linea di oggetti volti a colmare proprio il divario di piacere. Piuttosto che basarsi sulla propria esperienza le due fondatrici hanno adottato un approccio collaborativo alla ricerca e allo sviluppo, dando voce al pubblico al fine di testare i prodotti e ascoltare le opinioni. Ogni loro vibratore è ricaricabile, impermeabile e realizzato in silicone per uso medico, e in colori compatibili con i gusti della Generazione Y come il lavanda, il giallo limone e il rosa quarzo – allontanandosi così dalla tradizione dei giocattoli color carne o a forma di fallo.

 

Il caso di OMGYes

Altre realtà stanno cercando di spezzare il tabù sulla sessualità femminile anche con l’educazione. Il sito web OMGYes è una banca di informazioni basata su una ricerca, condotta su un campione di 2.000 donne dai 18 ai 95 anni, che insegna alle donne e ai loro partner il piacere femminile. Il portale è frutto di dati raccolti durante due step di studio scientifico. La prima fase è partita da un’indagine qualitativa, analizzando chat video di donne intente a discutere delle loro esperienze sessuali. Gli insight sono poi stati utilizzati per la seconda fase, ovvero per definire le preferenze sul piacere sessuale: sono state così classificate 12 tecniche che le donne utilizzano per aumentare il proprio piacere e le probabilità di raggiungere l’orgasmo.

Su OMGYes è possibile sottoscrivere un abbonamento a pagamento per accedere alla prima stagione di contenuti, dove sono presenti anche undici video interattivi, che mostrano le immagini di una vulva che si muove a seconda del tocco dato dall’utente e produce feedback verbali, ad esempio dando segnali di incoraggiamento se si sta facendo una giusta stimolazione, o dando un piccolo aiuto per sollecitare con il cursore nella giusta direzione.

Questo caso studio dimostra come l’educazione sia un fattore essenziale per l’empowerment femminile. Gli utenti di OMGYes, infatti, sono equamente divisi tra uomini e donne, il che dimostra che entrambi i sessi sono ugualmente interessati a conoscere le meccaniche dietro al piacere femminile e imparare a utilizzare gli strumenti per migliorare la vita sessuale della propria partner.

 

In conclusione

Benché molti dei tabù culturali sul piacere femminile debbano ancora essere smantellati, la sessualità delle donne sta diventando un argomento sempre più presente nelle conversazioni di tutti i giorni, il che aiuta a far luce su prodotti di alta qualità all’interno dell’industria della FemTech.

Certo, il fattore imbarazzo persiste, ma anche l’accessibilità a tali prodotti ha un ruolo: potrebbe volerci ancora un po’ di tempo prima di trovare oggetti del piacere femminile sugli scaffali dei supermercati. Nonostante ciò, la presenza di e-commerce dedicati significa che in realtà il tema della distribuzione nei rivenditori fisici ha poca importanza. Oltre a essere semplice, affidabile e veloce, l’acquisto di prodotti per il benessere sessuale online offre spesso anche la possibilità per le donne di chattare e confrontarsi con altre clienti. Un’ulteriore conferma di come la tecnologia stia eliminando le ultime barriere culturali e creando le fondamenta per ponti solidi in grado di colmare il divario tra uomo e donna.

 


Bibliografia:

  • Busby D., Holmes E., Leonhardt N., Willoughby B., Yorgason J., (2018) The Significance of the Female Orgasm: A Nationally Representative, Dyadic Study of Newlyweds’ Orgasm Experience. The Journal of Sexual Medicine (Volume 15, Issue 8): 1140–1148
  • Chenoweth E., Pressman J. (2017). Crowd Estimates. Data. Retrieved from: docs.google.com/spreadsheets/u/1/d/1xa0iLqYKz8x9Yc_rfhtmSOJQ2EGgeUVjvV4A8LsIaxY/htmlview?sle=true#gid=0
  • Laden T. (2013). Fucking Hysterical: A Timeline of Vintage Vibrators. Vice. Retrieved from: www.vice.com/en_us/article/mvpy4b/fucking-hysterical-a-timeline-of-vintage-vibrators
  • GWI (2018). Global Wellness Economy Monitor. Global Wellness Institute. Retrieved from: globalwellnessinstitute.org/press-room/statistics-and-facts