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Essere al mondo – INTERVISTA A FRANCESCO MORACE

FRANCESCO MORACE

INTERVISTA DI ALESSANDRA COSSO

 

KEYWORDS: presenza, Sacral Now, riconoscimento, empatia, sostenibilità.

 

Con il Future Concept Lab ha attivato uno sguardo che scruta attento e constante il nostro avvenire. Puntualmente ogni anno, con le date del Festival della crescita, gira l’Italia per farci incontrare con gli influencer del momento, confrontare con gli ultimi trend evolutivi, ispirare da progetti all’avanguardia. Francesco Morace è un sociologo e un ricercatore, oltre che una persona gentile come non s’usa più e capace di ascolto vero. Ha teorizzato lo storydoing come alternativa allo storytelling inteso come pura affabulazione. Noi di NJ abbiamo voluto intervistarlo per farci dire il suo punto di vista sul tema del Sacro e della Sacralità oggi. Ecco cosa ci ha detto.

 

Questo numero di NJ è dedicato a esplorare se e come stia cambiando la narrazione del sacro, inteso nel senso più ampio possibile, come categoria dell’immaginario umano. Qual è il tuo punto di vista in proposito?

Credo che il grande cambiamento in atto riguardi il nostro essere riconosciuti nel mondo, che diventa possibile e raccontabile attraverso le nostre storie personali, i nostri gusti, le nostre opinioni, le nostre passioni. Nel passaggio dallo storytelling allo storydoing che la presenza pervasiva dei social ha alimentato (il racconto in tempo reale di quello che facciamo, senza filtri di tempo e di spazio) ciò che diventa “sacro” per le persone è l’esperienza presente, il proprio racconto attraverso cui “speriamo” di essere riconosciuti e apprezzati nella nostra comunità di riferimento ma anche in una cerchia più ampia. Possiamo definirla una tendenza Sacral Now che sottolinea la nostra presenza nel mondo, e che in passato era riconosciuta dallo sguardo di Dio (nelle religioni monoteiste) o della Natura (nelle religioni politeiste). Oggi si è aperta la fase in cui lo sguardo che ci definisce è solo quello dell’altro, in una assoluta reciprocità.

Tu sei certamente uno studioso che “guarda al futuro”. Come pensi possa evolvere il nostro modo di rapportarci con la sacralità nei prossimi anni? Ritieni che la rivoluzione digitale e delle biotecnologie, l’AI e tutte le innovazioni che stanno interagendo con noi umani abbiano o avranno un ruolo in questo?

L’evoluzione nel rapporto con la sacralità segna una direzione chiara e irreversibile: già Max Weber la definiva “il disincanto del mondo e delle idee” e segue una laicizzazione che nelle giovani generazioni emerge con forza. L’umano diventa ancora più centrale rispetto alle visioni religiose del passato, e la “morte di Dio” anticipata da filosofi come Nietzsche e Heidegger segna definitivamente il nostro orizzonte di vita. Naturalmente ciò non corrisponde alla scomparsa delle religioni e delle sensibilità spirituali, ma piuttosto a un cambiamento epocale nel nostro vissuto collettivo e nelle priorità esistenziali di ciascuno: anche AI e rivoluzioni digitale spostano il focus su una visione e una esperienza di breve respiro, che puntano su risposte veloci e benefici immediati. Modi e tempi che escludono le logiche religiose tradizionali, fondata sulla speranza, sulla pazienza, sull’attesa.

Se dovessimo immaginare in che modo gli umani tra 50 anni si relazioneranno col sacro, a te cosa verrebbe in mente? E cosa pensi sarà considerato tale tra 5 decenni? E oggi secondo Francesco Morace che cosa dobbiamo considerare sacro?

Lanciando la visione in un futuro da qui a 50 anni, intravedo allora una forte polarizzazione: il consolidamento di un presente permanente e laico in cui tutto verrà vissuto e valutato in tempo reale, con la richiesta crescente di felicità potenziale nel quotidiano e nelle relazioni di riconoscimento con il mondo che ci circonda. Tutto ciò segnerà una condizione consolidata che quindi sarà sempre meno “sacra” proprio perché più consueta, diventando una semplice commodity. Si tornerà allora a ricercare momenti unici, speciali, fortemente ritualizzati nel tempo e nello spazio, che ci permetteranno di avvertire una sintonia e una comunanza con la natura, con la sfera dello spirito e degli affetti. Questo fenomeno è già in atto in alcune enclaves sociali, strutturate in comunità chiuse all’esterno, e focalizzate sulla ricerca di stili di vita e valori antagonisti, in grande discontinuità rispetto al comune mainstream.  La tensione verso valori spirituali e antimaterialisti troverà invece nel tempo forme meno radicali di espressione che potranno dar vita anche forme sperimentali di nuovi culti e religioni. Assisteremo a un ritorno inaspettato del SACRO, all’insegna dell’empatia e della sostenibilità.

Io credo che oggi si debba considerare sacra la nostra presenza nel mondo. Sentirci responsabili e fortunati di godere di ciò che ci circonda, riconoscendo la nostra natura di animali sociali e agendo di conseguenza, con curiosità, passione e cura: la nuova triade per i valori dello Spirito Vitale.

 


Francesco Morace è Sociologo e saggista, lavora da più di 30 anni nell’ambito della ricerca sociale e di mercato. È Presidente di Future Concept Lab e ideatore del Festival della Crescita. Consulente strategico di Aziende e Istituzioni a livello internazionale, dal 1981 tiene conferenze, corsi e seminari in molti paesi dell’Europa, dell’Asia, del Nord e del Sud America. Docente di Social Innovation al Politecnico di Milano, è autore di oltre 20 saggi, tra cui i recenti “Crescere. Un Manifesto in dodici mosse” (2017), “ConsumAutori. I nuovi nuclei generazionali” (2016); “Crescita Felice. Percorsi di futuro civile” (2015), “Italian Factor. Come moltiplicare il valore di un Paese” (2014), tutti per i tipi Egea.  Partecipa dal 2014 alla trasmissione radiofonica Essere e Avere di Radio24 con la rubrica settimanale “Il ConsumAutore”. Cura rubriche dedicate ai Trend su diverse testate, tra le quali Adv, Mark Up, Millionaire.

 

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