fbpx

Il genocidio del bene nella narratività attuale

DI STEFANO CALABRESE

ABSTRACT
Esistono molteplici spiegazioni della incidenza crescente di personaggi malvagi e moralmente corrotti nella narratività degli ultimi dieci anni. Lo psicologo canadese Albert Bandura ha analizzato fenomeni di moral disengagement in grado di inibire le autocensure e l’autocondanna grazie al “confronto vantaggioso”,  in base al quale si paragona la propria azione a condotte moralmente peggiori, ridimensionando per contrasto la valenza immorale del proprio comportamento; Arthur A. Raney ha invece richiamato l’attenzione sulle relazioni empatiche più intense nel caso di rough heroes. Come l’articolo dimostra, i rough heroes oggi non commettono azioni biasimevoli per il piacere di fare del male, ma esiste sempre un fattore narrativo che permette allo spettatore di “giustificarli”. I destinatari riescono a empatizzare con personaggi sostanzialmente negativi come Hannibal Lecter nel Silenzio degli innocenti o Tony Soprano in The Sopranos attraverso la presenza nella narrazione di personaggi moralmente inferiori, ciò che consente di mantenere un “baricentro morale”.

Keywords: Rough heroes; moral disengagement; empatia; immersività; sick-lit; psycho-thriller


“Sick-lit” e “rough heroes”: di cosa si tratta?

Due fenomeni recenti della narratività mondiale stanno attraendo l’attenzione degli studiosi per la loro capacità di immergere i lettori/spettatori entro possible worlds in cui la malvagità, la malattia, il vizio e la corruzione sembrano dominare a livello tematico e addirittura avere la meglio sui loro più accreditati antonimi – bontà, salute, virtù, rispetto delle regole. Il primo fenomeno è noto come sick-lit, la letteratura “malata” apparsa dopo il 2010, con intrecci che prediligono amori adolescenziali nati nelle corsie ospedaliere dove patologie mortali, malattie incurabili, tossicodipendenza e propensioni suicidarie sono la punta emergente del plot. Un testo come Wonder (2012) della scrittrice R. J. Palacio, come spesso oggi accade inserito in una serial fiction che cambia la narrazione a seconda del punto di vista del personaggio (Il libro di Julian, 2014; Il libro di Christopher, 2015; Il libro di Charlotte, 2015), e di pronta trasposizione cinematografica, vanta senza dubbio il merito di immedesimare il giovane lettore nella storia di un ragazzo affetto dalla sindrome di Tracher-Collins (una malattia che deforma gravemente i tratti del viso) alle prese con il suo primo anno di scuola media. Un tema non del tutto, o non esclusivamente ascrivibile alla letteratura per ragazzi, tanto da essere proposto in Francia, Germania e Gran Bretagna in una duplice veste grafica a seconda che si rivolga a un pubblico adulto o infantile. Altrettanto singolari, per quanto dagli intenti pedagogici meno chiari, possono apparire i romanzi per ragazzi che hanno decretato il successo di John Green: Cercando Alaska (2005) tocca da vicino il tema del suicidio, mentre Colpa delle Stelle (2012), in grado di vantare 9 milioni di copie vendute e una trasposizione cinematografica, racconta la storia d’amore tra due giovanissimi ragazzi affetti da cancro, il cui esito non potrà non essere un unhappy end. La recente riedizione di Io prima di te, di Jojo Moyes (seguito da Dopo di te, 2015), inizialmente pubblicato nel 2012 ma beneficiario di una nuova fortuna dopo la trasposizione cinematografica del 2016, racconta da parte sua di una difficile storia d’amore tra una ragazza e un giovane uomo tetraplegico a causa di un incidente, che ha già deciso di ricorrere all’eutanasia allo scadere di un periodo di sei mesi. Nonostante la gioia e la riscoperta della vita che si generano dal nuovo rapporto sentimentale, il protagonista rimarrà fedele alla sua risoluzione.

Il secondo fenomeno è rappresentato dalla marcata presenza in romanzi, film e serial TV quali Dexter, Breaking Bed, The Sopranos, Kill Bill, Hannibal Lecter, V for Vendetta, La paranza dei bambini di Roberto Saviano di personaggi che commettono azioni immorali per raggiungere i propri obiettivi, rinnegando in tal modo le caratteristiche tipiche dell’eroe tradizionale, moralmente buono ed eticamente corretto (Bernardelli, 2017). Del tutto probatorio il caso di Thomas Harris, creatore dello straordinario personaggio di Hannibal Lecter, lo psichiatra omicida seriale e antropofago reso famoso dall’altrettanto straordinaria interpretazione di Anthony Hopkins nell’adattamento cinematografico del Silenzio degli innocenti (The Silence of the Lambs, 1988). Lecter compare in realtà in un primo romanzo di Harris, Il delitto della terza luna (Red Dragon, 1981), in cui gioca un ruolo marginale ma appare già caratterizzato dalla sua profonda conoscenza della mente umana, da una spregiudicata crudeltà e da un’apparente assenza di empatia. La figura di Lecter assume un ruolo prioritario solo con il Silenzio degli innocenti – testo ormai divenuto pietra di paragone (forse ineguagliato) del nuovo sotto-sottogenere -, che mette al centro della vicenda l’identificazione e la cattura di un omicida seriale (serial-killer story). Nel romanzo tuttavia il tema si complica, perché Lecter all’inizio della vicenda si trova in carcere e presta aiuto a una giovane e inesperta agente dell’FBI che collabora alle indagini su un altro killer seriale. Lecter sfrutta la situazione che egli stesso ha creato manipolando le informazioni anche per pianificare una clamorosa e sanguinosa evasione. La narrazione si svolge dunque in tre direzioni: i crudeli progetti del killer ricercato; le indagini ufficiali, svolte  grazie all’analisi scientifica dei reperti e con i metodi operativi di un moderno corpo investigativo; il particolarissimo legame che si viene a creare tra Lecter e la detective. Chi meglio di lui può contribuire alla comprensione di una mente malata e distorta, al punto da suggerire alla giovane detective la pista che la condurrà nel finale ad affrontare il ricercato da sola e ad averne la meglio? In cambio del suo aiuto, l’agente Starling accetta di confessare al pericoloso medico pluriomicida particolari angosciosi risalenti alla propria infanzia, e questi, una volta libero e in procinto di prendersi la sua vendetta sul suo ex-carceriere, si congratula telefonicamente con lei per l’avvenuta cattura, non senza sottolineare che le angosce dell’infanzia non guariscono mai (Knight, 2004).

I temi centrali della narrazione di Harris sono la violenza, l’identità e la soggettività. L’omicida seriale ricercato, soprannominato Buffalo Bill perché toglie la pelle alle sue vittime, vive circondato da larve e insetti in quanto la farfalla che esce dal bozzolo è l’icona del trasformismo sessuale e insieme la metafora della follia dell’omicida, che cerca di esercitare la violenza sul corpo delle donne solo allo scopo di rimodellare il proprio: una re-identificazione del sé che è anche il vero motivo della violenza esercitata (Knight, 2004).

A livello metaforico anche l’agente Clarice Starling compie una rapida metamorfosi: da timida orfana di campagna si trasforma  in un’eroina da romanzo gotico per affrontare il Mostro armata solo della sua pistola d’ordinanza. In lei vi è ben poco di femminile – e l’androginia dell’interprete Jodie Foster ha contribuito molto alla definizione del personaggio nell’adattamento cinematografico -, anche perché è perseguitata dal ricordo della morte del padre e dall’episodio dell’uccisione in massa degli agnelli della fattoria di famiglia: il loro silenzio (di qui il titolo inglese, The Silence of the Lambs) irrevocabile e la straordinaria capacità di immedesimazione empatica da parte di Clarice sono le cause che animano la sua nuova identità di cavaliere difensore dell’innocenza delle vittime – in questo caso, secondo il classico schema dei romanzi di cappa e spada, tutte fanciulle rapite e uccise.

Secondo C. Wolfe e J. Elmer, il processo di identificazione diviene cross-specifico (cross-species identification), nel senso che nell’universo goticizzante del romanzo e del film assumere un’identità comporta l’attraversamento della barriera che divide la specie animale dalla specie umana, per cui ciò che è umano si fa animale e viceversa. Tale caratteristica teriomorfica è esaltata in Lecter, che possiede un eccezionale senso dell’olfatto, vive in una sorta di gabbia, indossa all’occasione una sorta di museruola, viene osservato e “studiato” dai suoi carcerieri e ovviamente ha disumani gusti alimentari (Wolfe, Elmer, 1995) .
Il lettore-spettatore può percepire Lecter come un eroe positivo, visto che la sua disumanità è in parte riscattata dalle super-umane competenze e da un’indubbia genialità interpretativa, che gli provengono altresì dalla sua attività di psicanalista. Ma nel moderno psycho-thriller post-noir, neo-gotico o post-umano che dir si voglia, l’irruzione del mondo ferino non ha le fattezze possenti ma pasticcione, brutali ma impaurite di una scimmia che uccide perché incapace di salvarsi la vita, come accadeva nel memorabile racconto di Poe Gli assassinii della Rue Morgue. La mancanza di empatia, la freddezza e geniale – benché distorta – sistematicità che accomunano molti dei killer seriali proposti da Harris e dagli altri scrittori del sotto-sottogenere presuppongono sì la ratio degli olocausti e delle pulizie etniche del Novecento, ma ci sospingono anche verso un’area dell’immaginario più horror che crime, dove incontriamo…

L’articolo completo e tutti i contenuti della rivista in versione .pdf sono riservati ai soci sostenitori. Per informazioni segreteria@storytellinglab.org

 


 

Bibliografia

  • Bandura, A. 2002, “Selective moral disengagement in the exercise of moral agency” in “Journal of moral education”, vol. 31, n. 2, pp. 101-119.
  • Bernardelli, A. 2017, Cattivi seriali. Personaggi atipici nelle produzioni televisive contemporanee, Roma, Carocci.
  • Bordwell, D. 2011, “Alignment, Allegiance and Murder”, in Observations on film art (sito web), www.davidbordwell.net/blog/2011/05/16/alignment-allegiance-and-murder.
  • Doveling, K., Scheve, C. von, Konijn, E. A., a cura, 2010, The Routledge Handbook of Emotions and Mass Media, London, Routledge.
  • Green, J. 2015, Cercando Alaska, trad. it., Milano, Rizzoli.
  • Green, J. 2015, Colpa delle stelle, trad. it., Milano, Rizzoli.
  • Green, M.C., Brock, T.C., Kaufman, G.F. 2004, “Understanding Media Enjoyment: The Role of Transportation Into
  • Narrative Worlds”, in “Communication Theory”, vol. 14, n. 4, pp. 311-327.
  • Knight S. (2004), Crime Fiction 1800-2000, Palgrave, New York.
  • Krakowiak, K. M., Oliver, M. B. 2012, “When good characters do bad things: Examining the effect of moral ambiguity on enjoyment”, in “Journal of Communication”, vol. 62, n. 1, pp. 117-135.
  • Krakowiak, K. M., Tsay-Vogel, M. 2013, “What makes characters’ bad behaviors acceptable? The effects of character motivation and outcome on perceptions, character liking, and moral disengagement”, in “Mass Communication and Society”, vol. 16, n. 2, pp. 179-199.
  • Moyes, J. 2016, Io prima di te, trad. it., Milano, Mondadori.
  • Moyes, J. 2016, Dopo di te, trad. it., Milano, Mondadori.
  • Nannicelli, T., Taberham, P., a cura, 2014, Cognitive Media Theory, New York, Routledge.
  • Page, R., Browneen, Th., a cura, 2011, New Narratives. Stories and storytelling in the Digital Age, Lincoln, University of Nebrasca Press.
  • Raney, A. A. 2004, “Expanding disposition theory: Reconsidering character liking, moral evaluations, and enjoyment”, in “Communication Theory”, vol. 14, n. 4, pp. 348-369.
  • Raney, A. A., “Media Enjoyment as Affective Dispositions Toward and Moral Judgment of Characters”, in K. Doveling, C. von Scheve, E. A. Konijn, a cura, 2010, London, Routledge.
  • Raney, A. A. 2011, “The role of morality in emotional reactions to and enjoyment of media entertainment”, in “Journal of Media Psychology”, vol. 23, n. 1, pp. 18-23.
  • Raz, G., Winetraub, Y., Jacob, Y., Kinreich, S., Maron-Katz, A., Shaham, G., Hendler, T. 2012, “Portraying emotions at their unfolding: a multilayered approach for probing dynamics of neural networks”, in “Neuroimage”, vol. 60, n. 2, pp. 1448-1461.
  • Rose, F. 2013, Immersi nelle storie. Il mestiere di raccontare nell’era di Internet, trad. it., Torino, Codice.
  • Ryan M.-L. 2004, a cura, Narrative Across Media: The Languages of Storytelling, Lincoln, University of Nebraska Press.
  • Ryan, M.-L., “The Interactive Onion. Layers of User Participation in Digital Narrative Texts”, in R. Page, Th. Browneen, a cura, 2011, Lincoln, University of Nebrasca Press.
  • Palacio, R. J. 2015, Il libro di Julian. A wonder story, trad. it., Milano, Giunti.
  • Palacio, R. J. 2016, Il libro di Christopher. A wonder story, trad. it., Milano, Giunti.
  • Palacio, R. J. 2016, Il libro di Charlotte. A wonder story, trad. it., Firenze, Giunti.
  • Saviano, R. 2016, La paranza dei bambini, Milano, Feltrinelli.
  • Shafer, D. M., Raney, A. A. 2012, “Exploring how we enjoy antihero narratives”, in “Journal of Communication”, vol. 62, n. 6, pp. 1028-1046.
  • Vaage, M. B., “Blinded by familiarity. Partiality, morality, and engagement with tv series”, in T. Nannicelli, P. Taberham, a cura, 2014, New York, Routledge, pp. 260-290.
  • Tsay-Vogel, M., Krakowiak, K. M. 2016, “Effects of hedonic and eudaimonic motivations on film enjoyment through moral disengagement”, in “Communication Research Reports”, vol. 33, n. 1, pp. 54-60.
  • Wolfe C., Elmer J. (1995), “Subject to Sacrifice”: Ideology, Psychoanalysis and the Discourse of Species in Jonathan Demme’s ‘The Silence of the Lambs’, in “Boundary”,  22, n. 2, pp. 141–170.
  • Zak, P. J. 2012,The Moral Molecule: The Source of Love and Prosperity, New York, Dutton.

 

Stefano Calabrese: ordinario di Comunicazione narrativa e Letteratura per l’infanzia presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Insegna anche Semiotica allo Iulm di Milano, Letteratura per l’infanzia nella Libera Università di Bolzano e Comunicazione multimediale al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Si è formato con Ezio Raimondi nell’Università di Bologna, coltivando interessi scientifici nel campo della narratologia, della retorica, del romanzo, della teoria della letteratura, della fiabistica e delle metodologie neuro-cognitiviste da applicare alle humanities. Tra i suoi ultimi libri: La comunicazione narrativa (Bruno Mondadori, 2010); Il sistema dell’advertising. Parole e immagini in pubblicità (Carocci, 2012); Retorica e scienze neuro-cognitive (Carocci, 2013); Letteratura per lʹinfanzia. Fiaba, romanzo di formazione, crossover (Bruno Mondadori, 2013); Anatomia del best seller. Come sono fatti i romanzi di successo (Laterza, 2015); La suspense (Carocci, 2016); La fiction e la vita. Lettura, benessere, salute (Mimesis, 2017); La letteratura e la mente. Svevo cognitivista (Meltemi, 2017); Che cos’è il graphic novel (Carocci, 2017); Storie di vita. Come gli individui si raccontano nel mondo (Mimesis, in uscita a febbraio 2018).

Email: stefano.calabrese@unimore.it

Invia un commento