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Alle radici del “cattivismo”. Lo storytelling del villain tra Shakespeare e Breaking Bad

DI CESARE CATA’ 

ABSTRACT
L’articolo prende in esame la nozione di “cattivismo” in relazione al concetto di villain. Infatti, se la nozione di “buonismo” appare come una forma caricaturale del concetto di “eroe buono”, parallelamente il cattivista può essere interpretato come una falsa rappresentazione del villain. L’articolo esplora dunque tale concetto nelle sue radici nel teatro shakespeariano, e nelle sue declinazioni nelle serie tv contemporanee.

Keywords: Shakespeare, villain, narratologia, storytelling, serie-tv


E se il cattivista fosse il fake di un villain?

La nozione di “buonismo” implica, nelle varie accezioni acquisite da questo neologismo negli ultimi decenni, un concetto di bontà fasulla, tesa a mascherare una cattiveria, un’ingenuità o un interesse personalistico di colui che si professa e atteggia quale paladino di determinati valori, considerati universalmente positivi. In tale prospettiva, il “buonista” è anzitutto colui che non corrisponde realmente al “buono”, inteso come personaggio archetipico che incarni tali valori.
Effettivamente, il più comune utilizzo dell’accusa di buonismo, nel dibattito contemporaneo, si ha laddove un soggetto venga tacciato di incoerenza rispetto ai valori che difende – accusa che solo conseguentemente pone al centro i valori stessi che vengono ostentati. Ciò significa che il buonista è un “falso buono” o, per dirla meglio, un soggetto non all’altezza dell’archetipo del personaggio del buono.
Così impostato il problema, la nozione di “cattivismo”, evidente corrispettivo contrario del buonismo, si chiarifica come un atteggiamento falsamente cattivo. Ma se nel buonismo a porsi in gioco sono valori positivi che vengono interpretati subdolamente, nel cattivismo la questione dialettica sembra più interessante, giacché qui ad essere falsamente incarnati sono dei valori considerati universalmente negativi, dei controvalori. Se una persona è “cattivista” – se cioè si pone come un soggetto non all’altezza dell’archetipo del cattivo – ciò significa che implicitamente vi sono dei valori, rifiutati dal pensiero dominante, che egli sta solo facendo finta di avere come propri, a fini utilitaristici.  Per inquadrare la nozione di cattivismo nella comunicazione contemporanea diventa dunque utile capire il personaggio archetipico del cattivo, in quanto il cattivista è una sua immagine squallida e caricaturale, non meno di quanto il buonista lo sia rispetto al buono.

L’utilizzo del neologismo di “cattivismo” sembra presupporre, in questo senso, una sorta di Umwertung aller Werte, di “trasvalutazione dei valori”, come direbbe Nietzsche (2016), fondata sul fascino del cattivo. Se è vero quanto abbiamo detto a proposito del buonismo, infatti, quella di cattivismo è un’accusa che si incentra, non sulla negatività dei valori difesi dal soggetto, bensì sulla sua incongruenza rispetto a tali valori (negativi). Ciò pone al centro dell’analisi l’archetipo del cattivo: il suo fascino come eroe contro-culturale; si tratta di ciò che, in termini narratologici, chiameremo il villain. Il cattivista è un villain fasullo.
In questo contesto interpretativo appare rilevante il fatto che, nelle narrazioni cinematografiche e televisive contemporanee, il villain abbia assunto un’importanza speciale (Braga, Cavazzi e Fumagalli, 2016) come protagonista apparentemente negativo, il quale diviene tuttavia eroe nella struttura narrativa della storia. Al fine di mostrare per cotrarium lo statuto del cattivismo, vorrei provare qui ad analizzare alcuni esempi di villain, per osservare la nietzschiana trasvalutazione dei valori che, in questo senso, si mostra nello storytelling televisivo contemporaneo.

“Black and deep desires”: il villain tra Shakespeare e la nuova serialità televisiva

Significativamente, se cercassimo un esempio di personaggio “cattivista” all’interno del teatro shakespeariano non lo troveremmo. Infatti i malvagi, in Shakespeare, possiedono sempre una loro grandezza, anche quando sono infimi esempi di squallore; il cattivo, in Shakespeare, è sempre interprete di passioni sovrumane (Fusini, 2010, Chaltrey, 2011). La categoria del villain, che tanta importanza avrà nelle narrazioni cinematografiche e televisive della contemporaneità, nasce nei copioni del Bardo di Stratford, nei quali una suddivisione manichea tra personaggi risulta infine essere una chiave ermeneutica insufficiente.
È sempre vero che, nel teatro di Shakespeare, spettatori e/o lettori sono coautori del dramma messo in scena o letto (Woolf, 2002), giacché il drammaturgo non fornisce nessun giudizio morale definitivo sulla vicenda, che anzi rimane fondamentalmente “un’opera aperta” (Eco, 1985). Ha agito rettamente Bruto, nell’ammazzare Cesare, oppure le ragioni sono di Marco Antonio, che considera quell’atto il più atroce mai compiuto? È pazzo, Amleto? È corretta la sua vendetta, oppure è un visionario assassino? Ha colpe Otello, traviato nel suo giudizio, quando fuori di sé strangola la moglie? Romeo e Giulietta sono due innamorati che hanno sfidato l’ordine costituito per qualcosa di irrinunciabile come l’amore, oppure sono due adolescenti idioti che hanno mandato in rovina le loro famiglie per un capriccio? Shylock è un ebreo senza scrupoli o un perseguitato? E Riccardo II è vittima degli eventi, essendo egli Re per diritto divino, oppure Bolingbroke lo ha detronizzato legittimamente, data la sua condotta? Tutte queste domande non hanno risposta nei testi di Shakespeare; o meglio: la risposta è demandata al singolo spettatore/lettore, che con la sua singolarità “chiuderà” la …

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Cesare Catà (Fermo, 1981), PhD in filosofia, è scrittore, saggista e performer teatrale. Ha ideato e dirige “Magical Afternoon”, format in cui si coniugano lezione e spettacolo nel racconto di opere letterarie. È autore del fortunato libro di racconti “Efemeridi. Storie, amori e ossessioni di 27 grandi scrittori” (Aguaplano), e di vari saggi, tra cui: “Shakespeare e l’urlo di Narciso. Viaggio nel Riccardo II” e “Filosofia del fantastico”. Ha curato e tradotto opere dall’inglese, dal latino e dal francese e ha collaborato con Università e centri di ricerca internazionali tra cui la University of Hawaii at Manoa, l’EPHE di Paris, il Cusanus Institut di Trier, l’Istituto Italiano di cultura a Dublin. Vive a Porto san Giorgio.

Email: cesarecatacesare@gmail.com

 

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