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Da Postalmarket a Tik Tok, quando il proibito diventa inclusivo

di Cristiano Carriero

Abstract: Siamo in un’epoca in cui i tabù di una volta sono stati sdoganati. Ne abbiamo fatta di strada per raggiungere questo risultato. Con il senno di poi, basterebbe guardarsi indietro e notare come, già in passato, più di 2000 anni fa, il sesso e il mondo ad esso collegato fossero vissuti con naturalezza. Poi la condanna e la società della colpa hanno tenuto quasi “segregato” il linguaggio del sesso e del porno, facendolo vivere come proibito. Passando per Postalmarket, le TV hot line e le trame finte e poco credibili di giornali e VHS, in questi 10 anni hanno fatto capolino iper-contenuti, accessibili in pochi click e su diverse piattaforme. Attori porno come influencer che condividono liberamente contenuti su Instagram e Tik Tok. Trionfo di brand, quali Pornhub e simili, che hanno notevolmente cambiato il substrato di narrazione del sesso. E hanno contribuito a mutare lo sguardo sui rapporti erotici, proclamando il poliamore la massima espressione del sesso come rispetto e fonte di consenso e accordi comunicativi. Ad oggi “porno” è un aggettivo da usare non solo nell’ambito sessuale, ma include tutte quelle dimensioni capaci di suscitare pulsioni ed emozioni ad alto contenuto di sensazioni.

 

Abstract: We are in a time when the taboos of yesteryear have been cleared through customs. We have come a long way to achieve this. With hindsight, it would be enough to look back and notice how, already in the past, more than 2000 years ago, sex and the world connected to it were lived naturally. Then the condemnation and society of guilt kept the language of sex and porn almost “segregated”, making it live as forbidden. Passing through Postalmarket, the TV hot lines and the fake and unbelievable plots of newspapers and VHS, in these 10 years have peeped out hyper-contained, accessible in a few clicks and on different platforms. Porn actors like influencers who freely share content on Instagram and Tik Tok. Triumph of brands such as Pornhub and the like, which have significantly changed the substratum of sex storytelling. And they have helped to change the focus on erotic relationships, proclaiming polyamory as the ultimate expression of sex as a respect and source of consensus and communicative agreements. To date, “porn” is an adjective to be used not only in the sexual sphere, but includes all those dimensions capable of arousing drives and emotions with a high content of sensations.

 

Keywords: Proibito inclusivo, #porn, narrazione del sesso, content continuum, poliamore, forbidden history

 


Cercherò di parlare della narrazione del sesso senza cadere nella tentazione della morale. Del “si stava meglio quando si stava peggio” o, per andare sul concreto, del “si stava meglio quando si immaginavano momenti di erotismo su Postalmarket”. Il nostro approccio nei confronti del racconto della sessualità è totalmente cambiato negli ultimi 10 anni, da quando alcuni brand, Pornhub su tutti, hanno iniziato a utilizzare un linguaggio testuale e visivo profondamente diverso da quelle che erano le nostre abitudini. Basti pensare ai tre luoghi per eccellenza della fruizione pornografica degli anni ‘80/’90: la videoteca, l’edicola e le TV private, che trasmettevano film porno-soft e le pubblicità delle linee hot. Mi sono sempre chiesto se davvero ci fosse qualcuno che componeva quei numeri, dal momento che era molto più semplice e soddisfacente guardare le immagini che accompagnavano le cifre in sovraimpressione. Su uno di quei canali privati andava in onda una trasmissione di grande successo, durante la quale due concorrenti – rigorosamente un uomo e una donna, attenzione perché siamo davanti ad un primo goffo tentativo di diversity – si sfidavano in giochi di azzardo e, ad un certo punto, potevano far spogliare delle ragazze. Nonostante il gusto opinabile delle puntate di Colpo Grosso, il programma condotto da Umberto Smaila – che, ad un certo punto, si esibiva nel suo vero pezzo forte, il pianobar – ebbe un successo clamoroso tra il pubblico tanto che, a partire dalla stagione 1989/90, il format venne acquistato anche da altre televisioni europee. La produzione e le numerose edizioni nei differenti paesi resero Colpo Grosso[1] e le fanciulle un fenomeno di costume in tutta Europa.

 

Nonostante questo, la trasmissione restò relegata, per scelta e non per auditel, alle TV private. La definizione non altissima, il linguaggio di Smaila da uomo comune (in abito elegantissimo, però), la semplicità del ritornello durante il quale le ragazze si spogliavano, “Po-po-portafortuna” e “Cin-cin-diventeremo amici”, incantavano e permettevano a quelle storie di essere ricordate e tramandate. Quella trasmissione era dieci anni avanti rispetto alla fruizione dell’erotismo della videoteca dove, invece, comandava la segnaletica del proibito: stanza nel retrobottega, luce suffusa, tenda separé vintage, odore di fumo. Machismo estremo ed estremista, linguaggio triviale, titoli di film che giocano sul gusto estremo del turpiloquio. Stesso identico scenario in edicola: per accedere al magico mondo dei titoli erotici dovevi conoscere il proprietario e mostrarti impavido sul tema. Questa barriera comunicativa, questa distanza tra la voglia di fruire di un contenuto e l’impossibilità sociale di farlo liberamente ha portato i VHS delle edicole a ingiallire al sole, i cinema sexy a chiudere i battenti, i telefoni hot a rivedere le proprie strategie. Una generazione di guardoni, o meglio di persone naturalmente interessate al sesso e alle sue forme di racconto, giudicata come pervertita, costretta a rivedere il proprio approccio.

 

Certamente le culture e le società danno forma alle convenzioni narrative che vanno incontro ai loro specifici bisogni[2](Cometa, 2017). Nel caso della narrazione del sesso, l’unica e consolidata convenzione era quella di comunicare qualcosa di proibito. In un certo senso di “sporco”. Faceva eccezione la rivista Playboy[3], che parlava a un target completamente differente, tanto da arrivare alla decisione drastica (siamo nel 2016) di eliminare le foto di nudo dalla rivista. Edonismo contro piacere godereccio, osé contro porno. Eppure un tempo la sessualità era simbolo di fecondità e veniva raccontata, ad esempio dai Greci, attraverso decorazioni sulle anfore, quando ancora non esistevano i videotape. Anche quella degli Egiziani era una sessualità molto spinta, fatta di rapporti orali capaci – letteralmente – di resuscitare i morti. Famosissima la scena del Papiro di Hani, in cui “Iside resuscita il defunto Osiride praticandogli la fellatio”, come riporta la didascalia della tavola 6[4]. E per restare in Italia, non possiamo non citare Andrea Sperelli, protagonista de Il piacere (D’Annunzio, 1889), personaggio di fine ‘800 e incarnazione perfetta del dandy che, a ogni senso etico e a ogni autentico valore, antepone il solo gusto estetico, rappresentando l’uomo senza centro che ha perso la propria identità “inseguendo un ideale di bellezza effimero e illusorio[5].

 

Le madrine del porno italiano di fine anni ’80, probabilmente le più iconiche di sempre, sono state due donne molto diverse tra loro, ma entrambe figlie di quel piacere che D’Annunzio aveva esploso nel suo romanzo di fine Ottocento. Quel memento per cui “nessun altro attimo di gioia eguaglierà quell’attimo”[6] riesce a muovere persino un movimento politico. Cicciolina e Moana Pozzi parlano d’arte, sono intellettuali e hanno relazioni, non solo sessuali, con opinion leader e politici dell’epoca. Danno vita a trasmissioni televisive provocatorie anche a livello di pensiero, basti pensare che la conduzione de “L’Araba Fenice”, il programma di Moana, fu affidata a tale Mazouz M’Barek, un immigrato proveniente dal Marocco totalmente inesperto nel suo ruolo e preso a caso per le strade cittadine, ma soprattutto simbolo di un fenomeno come l’immigrazione che, in quegli anni, cominciava a diffondersi e a creare diffidenza. Tra i personaggi c’erano finti critici d’arte, investigatori privati, un alieno che viveva nei sacchetti dell’immondizia e distruggeva telecamere, la cantante ecologista Matylde, una bambina indemoniata incredibilmente simile a Greta Thunberg e una suora vittima di visioni mistiche. Ovviamente ad un certo punto – in tarda serata – arrivava lo spazio dedicato a Moana Pozzi, che si occupava, senza veli, della rubrica L’angolo della vergogna. Alla scrittura del programma collaboravano Antonio Ricci, la Gialappa’s Band, Corrado Guzzanti e Gino e Michele. Praticamente gli autori che più di tutti hanno condizionato il linguaggio della generazione X e di parte dei Millennials. La scomparsa prematura di Moana e il ritiro di Cicciolina hanno, di fatto, consegnato il porno italiano nelle mani di un uomo, l’attore Rocco Siffredi, spostando l’attenzione verso il piacere fine a sé stesso.

 

Rocco è probabilmente uno dei pochi, in Italia, ad aver vissuto il passaggio dal VHS al DVD – da annotare anche che, nel frattempo, i “distributori” automatici avevano fatto dimenticare la vergogna da saletta privata – fino ai social network. Che qualcosa stesse cambiando lo abbiamo intuito con lui, nei primi anni di ascesa di siti come YouPorn e Pornhub. Una grafica più accattivante, una fruizione più immediata e, lentamente, la scomparsa della dicitura “film per adulti”. In una bellissima puntata della serie televisiva I Simpson[7], Bart entra in una sala di una videoteca in cui c’è scritto “Adult Films”. È in quel momento che scopre, suo malgrado, l’esistenza dei capolavori di Ingmar Bergman e di registi quali Pasolini, Tarkovskij e Truffaut.

 

Da qualche anno a questa parte, non esiste più la dicitura “film per adulti”. Il sito Pornhub parla un linguaggio molto più accessibile (le parole preferite sono “join” ed “enjoy”) e non è un segreto che abbia un reparto marketing fenomenale. Pornhub ha iniziato persino a lavorare con gli influencer (attori, cantanti e calciatori, come il veronese Pessina) e a fare brand activism, cosa che nessuno aveva mai osato fare. Non negli ultimi 100 anni, almeno. Si è passati dall’iniziativa che permette di piantare un albero ogni 100 visualizzazioni di un video, alla campagna Life Plan dell’ultimo Black Friday, in cui si invita a vivere la propria sessualità anche dopo i 50 anni (oltre che a sottoscrivere un abbonamento a vita a prezzi irrisori); passando per la pubblicazione di “The Dirtiest Porn Ever”, un video hard in cui la spiaggia dove gli attori sono impegnati è completamente ricoperta di rifiuti: man mano che la si ripulisce e si elimina la plastica, si vede una parte in più della scena. In tal modo il pubblico viene sensibilizzato sull’inquinamento degli oceani[8]. Pornhub e siti simili hanno guadagnato, per anni, vendendo spazi pubblicitari ad altre aziende del settore, senza mai riuscire ad attirare capitali provenienti da ambiti non legati al mondo della pornografia. Il tutto perché la pornografia era considerata un peccato. Fino a quando non ci si è accorti di alcuni dati, come segnalato dallo YouTuber Giorgio Taverniti[9]:

  • quasi il 50% delle persone online guarda video porno;
  • 1 utente su 3 che guarda video porno è donna;
  • il marketing del porno per i primi anni ha trainato l’evoluzione di internet;
  • tutto l’algoritmo di Google Images lo dobbiamo al porno, la ricerca di immagini simili è dovuta a questo;
  • i siti porno sono stati i primi ad avere le anteprime animate dei video quando ci passi sopra con il mouse, in modo da vederne parte del contenuto.

È stato grazie ai dati e al content marketing, non all’advertising di bassa lega, che un player come YouPorn ha rivoluzionato la narrazione del sesso, come spiega benissimo il libro M.I.L.F. – Cosa puoi imparare da Pornhub per la tua azienda: modelli di business, strategie digitali e uso dei dati. (Ciuffoli, D’Amico e Pulzelli, 2018).

 

Per i nativi digitali, quindi, non esiste tabù né proibito nella fruizione del porno perché ne sono stati sradicati la demonizzazione e l’aspetto vergognoso a cui era collegato. I contenuti, piaccia o meno, sono accessibili in pochi click e su diverse piattaforme. Sono, a tutti gli effetti, iper-contenuti molto diversi dalle trame finte e poco credibili dei film in VHS. Non capiterà più, sicuramente, di vedere in cassetta un porno di protesta, come “Cicciolina e Moana ai Mondiali”, una pellicola del 1990 che accusava di corruzione dirigenti, giocatori e arbitri di quei tempi, Montezemolo su tutti. Gli attori e le attrici porno passano con disinvoltura da Instagram a Tik Tok, offrono contenuti premium su Snapchat, sono fenomeni digitali e influencer, come Max Felicitas: un ragazzo tutt’altro che prestante e molto lontano dall’idea di sex symbol che, però, comunica la pornografia con una naturalezza che ci spiazza totalmente, con media che non eravamo abituati a considerare come, ad esempio, le stories di Instagram o i video su YouTube. Max Felicitas rappresenta una rottura totale con il passato perché, di fatto, inventa un linguaggio nuovo, utilizzando non solo le immagini – porno – ma anche la musica, le emoji e tutte quelle forme di narrazione che mai erano entrate nello storytelling del sesso, non con questa potenza almeno.

 

Ma non sono solo i pornodivi e le pornostar a utilizzare i media degli influencer: accade anche il contrario, ovvero brand e artisti che utilizzano i siti porno per veicolare i propri contenuti. Per il lancio di Playlist, album uscito il 9 novembre 2018, il cantante Salmo ha pensato di utilizzare proprio Pornhub. «Siamo davvero felici di poter ospitare il video di lancio per il nuovo album di Salmo – ha dichiarato Corey Price, Vice President di Pornhub – è entusiasmante come sempre più artisti scelgano la nostra piattaforma per diffondere la propria arte»[10]. La regia della clip è di Andrea Folino insieme al team YouNuts, con la produzione e il coordinamento di Lebonski Agency/Maestro. Il video nasce su idea dello stesso Salmo ed è in rotazione sulla homepage di Pornhub, che ospita circa 100 milioni di visitatori ogni giorno. Inevitabile che, in un contesto così, sempre più liquido e sempre più votato a quel content continuum[11] di cui parla spesso Andrea Fontana (2018), nascano nuove forme di linguaggio, ancora più contaminate dalle modalità dei social network, soprattutto da quando ci sono le stories che spariscono dopo un giorno. Un bellissimo racconto di Giorgio Biferali, pubblicato su Esquire, parla proprio di come le “storie” di una volta, quelle da ascoltare e raccontare, siano diventate le “stories” dei social, così tanto usate e guardate dai Millennials:

 

Instagram è una finestra, un po’ come quelle che abbiamo in casa, che si affacciano sul mondo di fuori. Una storia d’amore, lì, comincia con un tasto, un po’ come su Tinder, solo che ci si sente meno in colpa, perché è meno esplicita, perché Instagram non è conosciuta per essere una app di incontri. Se tutto va bene, se i cuori sono corrisposti, può nascere una storia d’amore[12].

 

La nuova sessualità si gioca, così, proprio sui social, con il loro linguaggio: si dimostra con un cuore corrisposto, poi un video di pochi secondi e, ancora, un altro destinato a sparire dopo due volte che il partner lo ha visto. Senza possibilità di replica, ogni visione è una nuova visione: si va delineando un universo di esperienze ed emozioni multiple, visibili a tutti e mai uguali, a sé stesse in primis, che hanno un denominatore comune, la fugacità. Le parole si consumano, vengono archiviate ed eliminate dalle chat, mentre diventano argomento di analisi approfondite come nel caso della cantante Myss Keta, che finisce nella playlist di un’azienda come Treccani[13]. L’enciclopedia più importante nel nostro Paese, nel tentativo di svecchiarsi e avvicinarsi ai più giovani, ha deciso proprio di raccontare l’evoluzione della nostra lingua attraverso i testi di questa nuova generazione di artisti.

 

Pazzesca/o è un aggettivo che deriva da pazza/o e indica cose, persone o situazioni che sono o sembrano irragionevoli, assurde, insensate. Da pazzi, appunto. Con significato iperbolico indica qualcosa di estremamente grande, enorme, eccezionale”, spiega Treccani aggiungendo: “In ‘pazzeska’ di Myss Keta, la narratrice racconta una notte di eccessi: la festa comincia solo quando lei arriva in pista e, con la sua aura di eccezionalità, contagia l’atmosfera e tutti i presenti”, spiega Treccani su Facebook[14].

 

Il successo di Myss Keta sta anche nel fatto che veicola messaggi relativi alla comunità LGTB e comunque messaggi sociali, utilizzando la leva dello scandalo: non pornografia, ma erotismo. Perché la differenza è proprio negli occhi di chi guarda o nello sguardo da poter indirizzare: non mere scene di sesso esplicito, fine a se stesso, ma pulsioni, istinti ed emozioni veicolati verso fini più nobili. È come se il proibito fosse, tutto a un tratto, diventato “inclusivo”: basti pensare all’esplosione, nel lessico comune, dell’hashtag #porn davanti a parole totalmente decontestualizzate, come il famosissimo #foodporn, stra-utilizzato per indicare un cibo succulento o lo #skyporn che viene usato per foto di cieli che lasciano a bocca aperta. È proprio in questo senso che la dimensione del “porno”, intesa come qualcosa di proibito e tabù, ha mutato la sua accezione esattamente con il mutamento della società: se non c’è società del peccato, non c’è peccato e posso liberamente usare termini che, in passato, bisognava pronunciare sussurrando o, addirittura, accostandoli a sfere apparentemente diverse. Apparentemente, appunto. Quel che genera tensione sessuale, pulsioni, emozioni può nascere da canali estranei alla sfera pornografica, ma ad essa viene liberamente correlato proprio con il termine porn e il relativo hashtag.

 

Nella sostanza, da Postalmarket a Instagram non è cambiato solo il media, ma anche tutto il substrato di narrazione del sesso: modi, tempi e mezzi hanno assunto forme nuove in cui il senso di colpa, quello con cui la società esercitava una sorta di strozzamento e di violenza psicologica, si è azzerato, lasciando spazio alla natura e alla naturalezza, così come lo stesso tentativo di ripensare i rapporti erotici al di fuori degli schemi della proprietà. Ricordiamoci, poi, che l’amore libero è stato sostituito dal poliamore e non è un caso che a cadere sia stato proprio il concetto di “libertà”, dopo il fallimento dei movimenti di protesta di fine anni ’60 e ’70. L’idea di poter aver rapporti “altri” (non solo altri rapporti) regala un’intimità emotiva completamente differente da quella del “solo per adulti” delle videoteche di un tempo. Il linguaggio testuale e visivo del sesso, oggi, lascia andare la clandestinità e apre alla comunicazione e al rispetto. Finché unfollow non ci separi.

 

NOTE

[1] Rollandin M. (2018). Ragazze Cin Cin: dove sono finite le soubrette di Colpo Grosso? Retrieved from: https://www.momentodonna.it/gossip/ragazze-cin-cin-finite-soubrette-colpo-grosso/

[2] Cometa M., Perché le storie ci aiutano a vivere, Raffaele Cortina Editore, Milano, 2017, pagina 124

[3] Playboy al capolinea, l’iconica rivista rischia di scomparire: «È un’eredità del passato». 2018. Retrieved from: https://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/playboy_al_capolinea_l_iconica_rivista_rischia_di_scomparire-3461424.html

[4] Retrieved from: https://sites.google.com/site/ieraporneusis/egizi

[5] D’Annunzio G., Il piacere, Biblioteca economica Newton, edizione 2007, pagina 21.

[6] Ivi, pagina 32.

[7] Retrieved from: https://www.youtube.com/watch?v=B7QGY5j7E3M

[8] Porro G. (2019), C’è una buona ragione per guardare video porno su Pornhub (e non è quella che state pensando). Retrieved from: https://www.wired.it/internet/web/2019/09/02/pornhub-oceani/?refresh_ce=

[9] Minotto A. (2015), PornHub e il marketing del porno non porno. Retrieved from: https://www.crearecreativita.it/pornhub-e-il-marketing-del-porno-non-porno/

[10] Salmo ha pubblicato un video su Pornhub. 2018. Retrieved from: https://www.rollingstone.it/musica/news-musica/salmo-ha-pubblicato-un-video-su-pornhub/433613/

[11] Fontana F., Storie che incantano. ROI Edizioni, Macerata, 2018, 87.

[12] Biferali G. (ottobre 2019), “Instagram”, Esquire, n. 6, 65.

[13] Mauri I. (2019), L’Enciclopedia Treccani spiega Miss Keta: “’Pazzeska?’ La narratrice racconta di una notte di eccessi. Retrieved from: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/25/lenciclopedia-treccani-spiega-myss-keta-pazzeska-la-narratrice-racconta-di-una-notte-di-eccessi/5061450/

[14] Retrieved from: https://www.facebook.com/treccani/photos/a.344717084558/10157175613194559/?type=3

 


 

Biobliografia

Volumi:

  • Cometa M., Perché le storie ci aiutano a vivere, Raffaele Cortina Editore, Milano, 2018.
  • D’Annunzio G., Il piacere, Biblioteca economica Newton, Newton, Milano, 2007.
  • Fontana F., Storie che incantano. ROI Edizioni, Macerata, 2018.
  • McKee R., Story, Omero, Roma 2010

Saggi da rivista:

  • Biferali G. (ottobre 2019), Instagram Esquire, n. 6: pagina 65.

Articoli da sito internet:

  • Rollandin M. (2018). Ragazze Cin Cin: dove sono finite le soubrette di Colpo Grosso? Retrieved from: https://www.momentodonna.it/gossip/ragazze-cin-cin-finite-soubrette-colpo-grosso/
  • Playboy al capolinea, l’iconica rivista rischia di scomparire: «È un’eredità del passato». 2018. Retrieved from: https://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/playboy_al_capolinea_l_iconica_rivista_rischia_di_scomparire-3461424.html
  • Porro G. (2019), C’è una buona ragione per guardare video porno su Pornhub (e non è quella che state pensando). Retrieved from: https://www.wired.it/internet/web/2019/09/02/pornhub-oceani/?refresh_ce=
  • Minotto A. (2015), PornHub e il marketing del porno non porno. Retrieved from: https://www.crearecreativita.it/pornhub-e-il-marketing-del-porno-non-porno/
  • Salmo ha pubblicato un video su Pornhub. 2018. Retrieved from: https://www.rollingstone.it/musica/news-musica/salmo-ha-pubblicato-un-video-su-pornhub/433613/
  • Mauri I. (2019), L’Enciclopedia Treccani spiega Miss Keta: “’Pazzeska?’ La narratrice racconta di una notte di eccessi. Retrieved from: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/25/lenciclopedia-treccani-spiega-myss-keta-pazzeska-la-narratrice-racconta-di-una-notte-di-eccessi/5061450/

Link

  • Retrieved from: https://sites.google.com/site/ieraporneusis/egizi
  • Retrieved from: https://www.youtube.com/watch?v=B7QGY5j7E3M
  • Retrieved from: https://www.facebook.com/treccani/photos/a.344717084558/10157175613194559/?type=3

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