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Il “cattivismo” come scusa. Il ruolo del “Signore Oscuro” e dell’“Evil duo” nell’immaginario pubblico e nell’azione sociale

DI ANDREA FONTANA 

ABSTRACT
La “cattiveria” sembra essere diventata la cifra distintiva di ogni comportamento. La perfidia nelle parole e nelle azioni è la prassi evidente di atteggiamenti sociali diffusi, dai social media ai mass media fino alla comunicazione pubblica, politica e sociale. Tutta questa manifestazione di “cattiveria” è solo spettacolo del male o è male in sé, vero e proprio?
Il saggio vuole dubitare del “cattivismo” imperante – inteso come posa di una fragilità mascherata – e intende invece indagare la possibilità di provare a cercare qualcosa oltre, nella consapevolezza storiografica e narrativa che i grandi cattivi – di solito – si celano allo sguardo. E nell’ombra tramano.

Keywords: evil duo, rappresentazioni sociali, racconto del male


Dove sono i grandi cattivi?

Viviamo in tempi dove la cattiveria sembra essere diventata la cifra distintiva di ogni comportamento. La perfidia nelle parole e nelle azioni è la prassi evidente di atteggiamenti sociali diffusi. Ma tutta questa manifestazione di “cattiveria” è solo lo spettacolo del male o è il male in sé, vero e proprio?
Alcuni draghi sono feroci, spietati, disumani e selvaggi. Altri invece sono sorridenti, suadenti, accattivanti, perfetti amministratori e – come si direbbe oggi – persino “smart”.
Certi draghi, soprattutto occidentali sono associati al fuoco e sputano fiamme, altri – in particolare quelli orientali – al cielo e con i loro voli portano in altri mondi. Sono cattivi? Per molte culture sì. Ma di solito, per chi si occupa di sociologia della narrazione, questi draghi, siano essi selvaggi o suadenti, sono solo gli emissari di forze oscure ben più importanti. Dove si celano queste potenze?
Quindi sarebbe meglio dubitare del “cattivismo” imperante – solo una recita di fragilità mascherata – per concederci la possibilità di provare a cercare qualcosa oltre. Per capire meglio anche la situazione socio-politica in cui viviamo. I grandi cattivi – di solito – si nascondono.

Di chi si serve il Signore Oscuro?

In moltissimi racconti archetipici e in diverse culture, il “drago” feroce o ammaliatore che sia si rivela essere spesso una sorta di vittima. Un burattino – irretito da qualcun altro – usato da questo “altro” per i suoi oscuri e insondabili interessi.
Nella saga di Star Wars, per esempio, Darth Vader – apparentemente mostro feroce, si palesa invece come “marionetta” usata da un potere perverso. Un potere oscuro che si maschera, manipola, non con-fligge ma in-fligge. Non porta cioè lo scontro fuori ma dentro le sue vittime.

In questa saga, infatti, uno degli antagonisti negativi di nome Palpatine, il Signore dei Sith, manipola Anakin Skywolker e lo usa per compiere il male. Darth Vader appare come il malvagio ma è solo una copia del vero male.
Prendiamo un’altra grande narrazione contemporanea, un serial di recente successo. In Braking Bad, Walter White, che apparentemente è un cattivo, dopo un arco di trasformazione del personaggio che ci porta ad empatizzare con lui, in realtà si rivela essere solo – si fa per dire – il “cattivista” della storia: urla, strepita, minaccia, manovra, uccide persino ma solo come smorfia del male; perché il vero “signore oscuro” è Heisemberg, la sua trasfigurazione perversa, il suo doppio oscuro.
Nella narrazione di Harry Potter, abbiamo diversi personaggi cattivisti, ma il vero Signore Oscuro – come nel caso di Walter White – è dentro Harry stesso. Non è Voldemort, ma il mondo magico dentro di lui che va governato.
In Stranger Things, i cattivi non sono i vari mostri (della serie 1 e 2), troppo facile così, prendersela con i mostri, ma gli agenti governativi perversi che manovrano e mentono continuamente per interessi oscuri.
Una volta capito questo meccanismo rappresentativo delle grandi narrazioni contemporanee, potremmo continuare ancora con altri esempi, ma lascio al lettore questo interessante esercizio di scoperta.

Naturalmente, le riflessioni che stiamo facendo non ci devono portare a discolpare l’attore sociale che compie l’impresa cattiva, vittima di un mandante (persona, malattia, mostro o caso che sia). Non si attenua la responsabilità dell’atto malvagio. Tuttavia, il problema qui non è la colpa o la responsabilità dell’azione ma uscire dal circolo della coppia perversa attraverso cui il male si manifesta in molte narrazioni. E quindi una domanda interessante per la ricerca e la riflessione sociale e politica diventa: chi è il “vero cattivo” dietro o dentro il “cattivista”?
Non per suggerire una dualità verticale (tra cattivo e cattivista), ma per ricercare nell’orizzontalità della coppia una comprensione più profonda del fenomeno del …

 

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Bibliografia

  • Arendt H. (2013). La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme. Milano: Feltrinelli.
  • Brotherton R. (2015). Suspicious Mind. Why we believe Conspiracy Theories. New York: Bloomsbury.
  • Demetrio D. (2017). La vita si cerca dentro di sé. Lessico autobiografico. Milano: Mimesis.
  • Girard R. (2001). Vedo Satana cadere come la folgore. Milano: Adelphi.
  • Sloterdijk P. (2007). Ira e tempo. Roma: Meltemi.
  • Todorov T. (2000). La letteratura fantastica. Milano: Garzanti.
  • Veyne P. (1984). I greci hanno creduto ai loro miti? Bologna: Il Mulino.
  • Žižek S. (2007). La fragilità dell’assoluto. Massa: Transeuropa.

 

Andrea Fontana: Autore, saggista e sociologo della comunicazione e dei media narrativi.
È il più rilevante esperto di Corporate Storytelling nel nostro Paese. Ha introdotto in Italia il dibattito sulle scienze della narrazione applicate al mondo aziendale. Insegna “Storytelling e narrazione d’impresa” all’Università degli Studi di Pavia dove è anche Direttore didattico del primo Master universitario in Italia in Scienze della Narrazione (M.U.S.T.).
Amministratore delegato del Gruppo Storyfactory, lavora con grandi aziende e con diverse Istituzioni pubbliche e private per perfezionare i “racconti” dei loro brand, prodotti o servizi. È Presidente dell’Osservatorio di Storytelling e direttore scientifico della rivista Narrability Journal. Per Hoepli ha recentemente pubblicato: Storytelling d’impresa. La guida definitiva, Hoepli (2016), Storytelling for Dummies (2017), #IoCredoAlleSirene. Come vivere (e bene!) in un mare di fake news (2017).

Andrea Fontana www.andreafontana.org andrea.fontana@storytellinglab.org

 

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