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Quando è il Sacro a perdere di sacralità

DI ALICE AVALLONE

 

KEYWORDS: religione, cristianità, fede, celebrazione, preghiera, simboli.

 

Per coinvolgere una audience sempre più giovane e sensibile alle discriminazioni di genere, le principali confessioni religiose si stanno avvicinando al linguaggio e agli strumenti del digitale sperimentando nuove forme di storytelling. In questo articolo, con un approccio sociologico-narrativo, viene esplorato tale cambio di paradigma dei media e della narrativa, un cambio che sgretola i vecchi sistemi di comunicazione e i dogmi più rigidi, per una maggiore leggerezza e fluidità delle conversazioni. Simili cambiamenti rispondono ai comportamenti e alle esigenze delle nuove generazioni, in primis Y e Z, cercando di avvicinarle alla religione attraverso canali ed esperienze inaspettate online e non. La linea tra cosa ha a che fare con il sacro e cosa con il profano non è più così netta: nelle celebrazioni, nelle preghiere e persino nei simboli tradizionali di una fede. Una sacralità che viene messa in discussione e scardinata in favore di obiettivi tangibili, come l’incremento del numero di fedeli raggiunti.

To involve an increasingly younger audience that is more sensitive to gender discrimination, the main religiouns are approaching the language and tools of digital, experimenting with new forms of storytelling. This article explores, with a sociological-narrative approach, this change of media paradigm and narrative, which crumbles old communication systems and more rigid dogmas, in favor of greater lightness and fluidity of conversations. Similar changes respond to the behaviors and needs of the new generations, in particular the Y and the Z, thus trying to bring young people closer to religion through online channels and unexpected experiences. The line between what has to do with the sacrum and what with the profane is no longer so clear: in celebrations, in prayers and even about the traditional symbols of a faith. A sacredness that is undermined in favor of more concrete objectives, such as the increase in the number of faithful reached.

 

Una nuova audience da coinvolgere offline

Le maggiori confessioni religiose hanno iniziato a capire come stanno cambiando i comportamenti e le aspettative delle nuove generazioni, quanto mai importanti da intercettare. Il cristianesimo, ad esempio, non è nuovo alla tecnologia; in fondo, la Bibbia è stato il primo libro stampato a essere pubblicato. Al fine di approfondire tale argomento, si è scelto di analizzare i casi più eclatanti che riguardano i cambi di paradigma di linguaggio sui media e narrativa che hanno a che fare con la desacralizzazione e che sono balzati agli onori della cronaca internazionale.

Il primo caso ha a che fare con il successo riscosso dall’australiana Hillsong Church, che è riuscita a dialogare con Millennial prima e Generazione Z poi, combinando insieme il loro interesse per la spiritualità con influencer digitali e celebrità del calibro di Justin Bieber, Jay-Z, Selena Gomez e le Kardashian (Ojomu, 2018). Gli stessi pastori hanno iniziato a comportarsi come vere star, utilizzando tutte le dinamiche di engagement sui social media. In un periodo storico che vede il rapporto con il sacro in calo, a vincere è l’idea di trasformare un servizio religioso in un evento con atmosfera da concerto: Hillsong sta modernizzando la religione dialogando con più di 1 milione e 800 mila giovani solo su Instagram e tre milioni di abbonati a YouTube (Snow, 2015). La chiesa è stata fondata nel 1983 nel New South Wales da Brian Houston e da sua moglie Bobbie, che hanno inseguito con tenacia il sogno di far respirare una nuova aria moderna nella chiesa, dedicando un focus speciale sulla musica. E ce l’hanno fatta in tempi brevi, tanto che gli album Hillsong hanno superato le classifiche australiane diverse volte e il pubblico è così numeroso da riempire addirittura l’Allianz Stadium di Sydney.

La sfarzosa megachurch ha etichette discografiche, 21 avamposti in paesi lontani come Stati Uniti, Argentina e Russia, e una solida presenza sui social media, amplificata anche dagli account dei vari pastori della chiesa. Le critiche non mancano; alcuni accusano l’organizzazione di non essere altro che una società di intrattenimento multimediale internazionale – ma le attività vanno comunque avanti. Tutt’intorno agli spettacoli di luci e musica ad alto volume si muove parecchio business, dalle bancarelle, ai bar, ai negozi di musica, oltre al canale digitale 24/7 e alle app disponibili per conoscere e donare alla chiesa.

Il fatto che il successo mondiale della Hillsong Church sia partito da Sydney, da ultimo, non è secondario. Tali fenomeni trovano terreno fertile nelle città globali (Klaver, 2018), caratterizzate da flussi culturali da tutto il globo, influenze economiche e infrastrutture di comunicazione altamente sviluppate. Come sottolinea Klaver, sono luoghi che vedono sia processi di globalizzazione esaltati dal rapido sviluppo di nuove tecnologie multimediali, sia di una intensificazione dell’interconnessione sempre più stretta. Sono città che diventano infatti hub di flussi transnazionali di diversi gruppi di persone, élite culturali, espatriati, migranti e turisti. Tali condizioni strutturali e sociali favoriscono dunque anche le diverse modalità di religione urbana.

Il cambio di narrativa e di linguaggio sul digitale

Hillsong, ad esempio, infrange ogni regola: i pastori indossano jeans attillati, i ragazzi possono prendersi una sbronza, le prediche sono liberali e non moralizzatrici. L’impressione è che non abbia alcun timore di abbracciare la convenienza, insomma, con tanto di aria condizionata e comode poltrone. Altre chiese hanno tentato di imboccare una simile via della leggerezza, con alcune comunità musulmane e battiste che tentano ad esempio di connettersi con i Millennial via Snapchat. Il Vaticano, invece, ha dato la sua benedizione al lancio di un’app ispirata a Pokémon-Go (Hassan, 2018), chiamata Follow JC Go, in cui gli utenti cercano i santi e rispondono a domande religiose quando incontrano una figura biblica. Che sia la strada del futuro, quella di mescolare la tecnologia con l’evangelizzazione?

In generale, anche il cambio di linguaggio, e non solo di strumenti e canali, ha il suo peso. I meme, ad esempio, fanno parte del linguaggio quotidiano online di tutti: tutti davvero, cristiani compresi, che li usano per raccontare il loro credo. E così, online i meme stanno permettendo ai cristiani di ripensare la propria identità religiosa. Su Reddit la sottocategoria /dankchristianmemes dedicata ai meme sui cristiani e per i cristiani conta più di 500.000 iscritti. Si tratta di uno spazio ludico che spesso vede i creatori prendere in giro se stessi, rimanendo però sempre intrinsecamente fedeli ai temi religiosi.

Il meme aiuta a sdrammatizzare la fede, e i giovani fedeli non hanno alcun problema a utilizzare il tono e l’irriverenza dell’era di Internet. In particolare, per molti giovani cristiani i meme aiutano addirittura a riprendere il controllo della narrativa intorno alla loro fede e ad affermare la propria identità online. Non solo: osservando il fenomeno, si evince come sia diventata un’occasione di coesione e di consenso in una comunità con valori e sensibilità simili. Perché funziona? Perché la fluidità e la disintermediazione della Rete permette di trattare la religione al di fuori delle istituzioni, offrendo alle persone una ritrovata libertà che consente loro di esprimere chi sono davvero.

Il ritrovato valore di una preghiera

Anche l’Induismo non fa eccezione ed è interessato da cambiamenti importanti…

 

L’articolo completo e tutti i contenuti della rivista in versione .pdf sono riservati ai soci sostenitori. Per informazioni segreteria@storytellinglab.org

 


 

Bibliografia

 

  • Campbell H. (2010). When Religion Meets New Media. Londra: Routledge
  • Chakraborty A. (2016). 5 Temples that get Maximum Daily Devotees. Rail Yatri. Retrieved from:
    blog.railyatri.in/5-temples-that-get-maximum-daily-devotees/
  • Hassan A. (2018). A Vatican-blessed app is Pokémon Go for saints. Quartz. Retrieved from:
    qz.com/1434327/vatican-supports-an-app-that-is-pokemon-go-for-saints/
  • Hegarty S. (2018). Rainbow turbans and beard buns: Australian Sikhs on the ‘uncut’ approach to life. ABC. Retrieved from: www.abc.net.au/news/2018-11-08/rainbow-turbans-beard-buns-australian-sikhs-uncut-life/10473098
  • Klaver M. (2018). Global Church Planting in the Media Age: Hillsong Church. Interculturelle Theologie. Zeitschrift für Missionswissenschaft 44(2/3):234-246
  • Ojomu N. (2017). Where is Justin Bieber’s Hillsong Church, who is pastor Carl Lentz and which celebrities have attended services?. The Sun. Retrived from: www.thesun.co.uk/tvandshowbiz/4135617/justin-bieber-hillsong-church-pastor-carl-lentz/
  • Sigal S. (2018). How Much Would You Pay for a Prayer?. The Atlantic. Retrieved from: www.theatlantic.com/magazine/archive/2018/11/apps-that-answer-your-prayers/570805/
  • Snow D. (2015). Inside the Hillsong Church’s money-making machine. The Sydney Morning Herald. Retrived from: www.smh.com.au/lifestyle/inside-the-hillsong-churchs-moneymaking-machine-20151026-gkip53.html

 

 


 

Biografia 

 

Alice Avallone coordina il College Digital Storytelling della Scuola Holden, dove insegna e fa ricerca con l’etnografia digitale. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto tre guide di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Dallo scorso novembre è in libreria con il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale (Franco Cesati Editore).

 

 

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