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Sesso virale – Editoriale NJ 2 ANNO III

di Alessandra Cosso

 

Dico adunque che già erano gli anni della
fruttifera incarnazione del Figliuolo di Dio al
numero pervenuti di milletrecentoquarantotto,
quando nella egregia città di Fiorenza, oltre a
ogn’altra italica bellissima, pervenne la
mortifera pestilenza: la quale, per operazion
de’ corpi superiori o per le nostre inique opere
da giusta ira di Dio a nostra correzione mandata
sopra i mortali, alquanti anni davanti nelle parti
orientali incominciata, quelle d’inumerabile
quantità de’ viventi avendo private, senza
ristare d’un luogo in uno altro continuandosi,
verso l’Occidente miserabilmente s’era ampliata.

Boccaccio, Decameron

 

Nell’Anno del Signore 1384 dopo aver mietuto vittime per alcuni anni in Oriente, arrivò anche a Firenze la peste. L’anno successivo Giovanni Boccaccio scrisse il suo capolavoro ambientandolo proprio nella cornice narrativa dell’epidemia e immaginando dieci giovani (sette ragazze e tre ragazzi) che decidono di passare insieme due settimane in campagna raccontandosi storie, spesso dai risvolti piccanti, non tanto, come si è detto, per sfuggire il morbo – che impazzava anche fuori città – quanto per ricostruire, nella piccola comunità, i rapporti sociali che la morìa aveva disgregato nella società fiorentina. Per coltivare la bellezza, l’amore, l’amicizia, la vita proprio mentre nel mondo impazzava la morte nera.

La scienza medica in più di sei secoli ha sviluppato armi ben più affilate per fronteggiare un’epidemia, ma il rischio del contagio anche a noi richiede di limitare i rapporti umani. E così, mentre l’Italia e il mondo affrontano l’emergenza imparando a tenere le distanze tutti dobbiamo gestire, ognuno come può, un lutto collettivo incommensurabile. C’è chi cerca di proiettarsi al dopo, chi si arrabbia con il potere che non sa gestire adeguatamente la situazione, chi allude a disegni nell’ombra e chi, ammutolito aspetta, tra le lacrime, che passi. E poi ci metteremo a raccogliere i pezzi in cui è caduta la nostra “civiltà” e vedere, come in un puzzle, cosa verrà fuori quando cercheremo di rincollarli.

NJ in questo scenario non ha la pretesa di dare conforto, né spiegazioni o previsioni del futuro. Ci limitiamo, come i ragazzi del Decamerone, a offrirvi la possibilità di immergervi, almeno narrativamente, in diversi racconti che ci riportano alla pratica intima per eccellenza, il sesso.

 

A Milano alla Fabbrica del Vapore lo scorso 14 febbraio aveva aperto la mostra “Sexxx & Pop”, che  ripercorre l’evoluzione dell’immaginario erotico del nostro Paese dagli anni Settanta sino all’avvento del web: nel cinema, nei fumetti, nelle riviste, nella musica, nella letteratura, nella fotografia, nelle illustrazioni, nel video e infine nella rete, proponeva al visitatore un viaggio nei mutamenti radicali che hanno sconvolto il “comune senso del pudore” e modificato gli stili di vita in larghi strati della popolazione nel nostro Paese. La mostra è chiusa al momento per l’Ordinanza governativa, ma con un po’ di fortuna potremo rivederla tra qualche mese e ripercorrerne la riflessione su come è cambiato il racconto del sesso negli ultimi cinquant’anni. Cosa è successo, per capirci, perché si passasse da Ultimo tango a Parigi (1972 B. Bertolucci) a Sex Education (Serie Netflix, 2019). Facciamo un piccolo ripasso.

Per i pochi che non lo conoscono, nel capolavoro di Bertolucci che ha fatto scandalo, un Marlon Brando di mezza età incontra una giovanissima Maria Schneider mentre visita un appartamento da affittare. Daranno inizio a una relazione “proibita” di puro sesso senza voler sapere nulla l’uno dell’altro, nemmeno il nome. Finirà male ovviamente. Il film fu censurato e fece scandalo a lungo, ma rimane nella memoria collettiva perché portò in scena una relazione a due in cui il sesso – con scene piuttosto estreme per l’epoca – è l’unico elemento di contatto tra i protagonisti.

Sex Education è una delle serie tv più popolari dell’ultimo anno. Protagonista è un adolescente sessuofobo la cui affascinante madre, per legge del contrappasso, di lavoro fa la sessuologa. Otis decide di aprire, prima con un amico poi con una sua compagna, una Clinica del sesso per i coetanei: a pagamento fornisce risposte ai compagni di scuola in difficoltà che non sanno come gestire le relazioni che vivono. Il sesso nella vita di questi ragazzi sembra essere in effetti il minore dei problemi, gran parte dei consigli di Otis saranno incentrati sulla gestione delle relazioni affettive e sulla scoperta della propria identità sessuale, spesso descritta molto esplicitamente in tutte le sue sfumature non binary.

La differenza tra questi due racconti, costruiti a 40 anni di distanza, è principalmente nella natura del tabu che viene infranto. Nel primo caso è il sesso per il sesso: immaginare che una relazione possa basarsi solo su quello. Nel secondo, a creare problemi e inibizioni ai ragazzi, sono gli aspetti più relazionali, la delicatezza delle emozioni, la ricerca della propria identità.

 

La rivoluzione sessuale ha aperto la strada a conquiste civili, culturali, politiche (legge sul divorzio e sull’interruzione di gravidanza, anticoncezionali, femminismo, movimenti omosessuali, diritti civili) che oggi sono patrimonio di massa in gran parte del mondo occidentale. A partire dagli anni Novanta lo sviluppo della tecnologia digitale a livello planetario ha avviato una nuova, dirompente rivoluzione, tuttora in corso, i cui effetti a lungo termine sono inimmaginabili.
“Oggi i ragazzini accedono dal loro cellulare a YouPorn già dalle medie, ma non ricevono alcuna educazione seria al piacere”, ci spiega Lucio Basadonne tra i promotori di un progetto di ricerca sull’educazione al piacere degli adolescenti, Making of Love. Basadonne, nell’intervista concessa a NJ, racconta che “l’idea è partita dall’incontro di 3 differenti generazioni che raccontavano il sesso in modi diversi. Inizialmente volevamo fare un film per portare l’educazione al piacere nelle scuole italiane; quindi non educazione sessuale ma i mille modi che esistono per provare piacere, tutto quello che ruota intorno alla sensazione del piacere, da raccontare ai ragazzi perché ogni tipo di cambiamento o rivoluzione non può esserci se il corpo stesso non è coinvolto”.

E di sesso generazionale ci racconta anche l’articolo di Alberto Sgheiz che affronta il tema della sessualità per gli over 50, che con l’allungamento della prospettiva di vita è divenuta un tema su cui riflettere. E investire: tra nuovi ritrovati medici e programmi di ri-educazione sessuale le case farmaceutiche e i convegni medici si stanno adeguando, contribuendo a costruire un immaginario sinora poco condiviso sulla vita sessuale nella terza età.

Di piacere al femminile ci racconta l’articolo di Alice Avallone, che esplora l’evoluzione, anche grazie all’avvento del digitale, nell’approccio delle donne al piacere. La vendita crescente di dispositivi per il benessere sessuale online offre spesso anche la possibilità per le donne di chattare e confrontarsi con altre clienti sulle proprie esperienze, dando vita a una piattaforma di racconto corale che sta riscrivendo i modi di trattare questo argomento a livello culturale.

Cristiano Carriero ci descrive un’epoca, la nostra, in cui i tabù sul sesso di una volta sono stati sdoganati. Negli ultimi 10 anni hanno fatto capolino iper-contenuti condivisi da attori porno come fossero influencer su Instagram e Tik Tok. E poi Pornhub e simili, hanno cambiato il substrato di narrazione del sesso “facendo mutare lo sguardo sui rapporti erotici, proclamando il poliamore la massima espressione del sesso come rispetto e fonte di consenso e accordi comunicativi. Ad oggi “porno” è un aggettivo da usare non solo nell’ambito sessuale, ma include tutte quelle dimensioni capaci di suscitare pulsioni ed emozioni ad alto contenuto di sensazioni”.

Il nostro numero sul racconto del sesso non poteva non includere l’intervista che Simonetta Pozzi è riuscita a fare a Libby Heaney, un’artista britannica e docente al Royal College of Art. Nel 2016 Heaney ha programmato Lady Chatterley’s Tinderbot, un touchscreen interattivo dove ha avviato una conversazione con ca. 800 utilizzatori anonimi di Tinder, inviando loro estratti tratti dal romanzo, “Lady Chatterley’s Lover” (David Herbert Lawrence – 1928). Un capolavoro della letteratura erotica si sposa con l’Intelligenza Artificiale e con la piattaforma social di incontri più nota. Ed è proprio dalle parole del capolavoro di Lawrence che arriva anche l’indicazione su come affrontare il tempo che stiamo vivendo:

“La nostra è un’epoca essenzialmente tragica, perciò ci rifiutiamo di viverla tragicamente. C’è stato un cataclisma, siamo tra le rovine, incominciamo a costruire nuovi piccoli habitat, ad avere nuove piccole speranze. È un lavoro piuttosto duro adesso non ci sono strade scorrevoli che portano al futuro: bisogna scavalcare gli ostacoli o aggirarli. Dobbiamo vivere, non importa quanti cieli ci siano crollati addosso.”

 

 


Lo scorso gennaio NJ ha compiuto tre anni. Tre anni in cui la rivista ha imparato, come fanno i bambini, a osservare il mondo, a parlare, a camminare con le sue gambe. Oggi è arrivato per me il momento di lasciarla andare per la sua strada e di dedicarmi ad altri progetti. Sono molto fiera di come è cresciuta, di quello che è diventata, e sono certa che negli anni a venire avrà ancora tante storie da raccontare.
Un saluto particolare va a Barbara Berri e Daniele Orzati che hanno seguito il coordinamento di una fantastica redazione e ad Anna Martini che l’ha accudita con cura, numero dopo numero. Un grazie agli autori che hanno voluto animarne le pagine con il loro pensiero e a tutto il Comitato scientifico col suo Direttore. Ma, soprattutto, ai referee, che hanno dedicato il proprio tempo e le proprie competenze per aiutarne la crescita. Ad maiora!

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