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NJ #1, Anno 3 – racconta il Sacro: vuoi contribuire?

«Il sacro è un elemento della struttura della coscienza e non un momento della storia della coscienza. L’esperienza del sacro è indissolubilmente legata allo sforzo compiuto dall’uomo per costruire un mondo che abbia un significato. Le ierofanie e i simboli religiosi costituiscono un linguaggio preriflessivo. Trattandosi di un linguaggio specifico, sui generis, esso necessita di un’ermeneutica propria.»

Mircea Eliade,
Discorso pronunciato al Congresso di Storia delle religioni di Boston il 24 giugno 1968

 

 

Cosa è sacro e cosa non lo è?

Oggi ai tempi di Masterchef e dei 4 ristoranti, dell’iper-tecnologismo trasnumanista, della politica che celebra confini sovrani e dell’economia sempre più finanziaria, la domanda torna attuale.

Difficilmente ponendo questa domanda si potrebbe ottenere una risposta certa e una definizione data, forse – più probabilmente – si dovrebbe avere in cambio una narrazione.

Borges diceva che la teologia è un ramo della letteratura fantastica. Per Eliade il sacro è un elemento della struttura della coscienza, e non uno stadio evolutivo della coscienza stessa. Ma usando la parola “sacro”, Eliade si riferisce in sostanza al “religioso”, e le due cose forse non coincidono, e la teologia sembra altra cosa ancora dalle due. Se sacro nel secolarismo contemporaneo non è più divisibile da profano, rimane però collegato a ciò che è oltreumano, invisibile, allora può davvero stare nella fisica teorica (“Il mondo dell’invisibile è molto più grande di quello del visibile”, dice l’editore Roberto Calasso al suo autore Carlo Rovelli), nell’ipertecnologico, nel transumano, nella pervasività dell’informazione, nel potere di spesa illimitato, nel sovranismo politico e non…

Per riportarlo al mondo del visibile, non abbiamo altri strumenti che quelli del racconto, che in quanto processo di sense-making, ci aiuta a dare significato ai diversi aspetti della realtà intorno a noi. In quali narrazioni, dunque, oggi troviamo indizi della sua presenza? E quali le sono le sue metamorfosi?

La vita e la morte da sempre si giocano il podio della sacralità in una dialettica incessante: oggi possiamo scorgerne traccia nella ricerca medica e nell’allungamento della vita che ne deriva, da una parte, e nei dibattiti pro-eutanasia dall’altra. La vita dei migranti in balia del Mare Mediterraneo (un tempo benedetto dal titolo di Mare Nostrum, Mare comune) sembra avere meno valore per qualcuno, mentre i confini sovrani risultano investiti di maggiore sacralità. E poi il Pianeta come tempio da salvaguardare. Lo sport amatoriale come forma di autodisciplina mistico realizzativa. Il Greatest Purpose delle organizzazioni profit come nuova formula di scopo collettivo con cui re-legare i propri pubblici.

Il nutrimento dalla notte dei tempi è sacro: vale anche ai tempi dei vari Talent? E le derive divergenti della narrazione del denaro dai paradigmi economici mainstream: le leggi del liberalismo hanno forse smesso di essere considerate sacre? E l’arte, che fine ha fatto l’arte sacra? E la conoscenza nella sua accezione di sapienza? E la democrazia, la Costituzione e il lavoro? E Dio? E la verità? E l’amore? E le donne e gli uomini, gli esseri umani sono ancora da considerare sacri? O un algoritmo potrebbe in futuro decidere per loro?

Cerchiamo storie che raccontino il Sacro in modi inaspettati, inconsueti, contemporanei. E cerchiamo narrazioni che scovino il Sacro cui siamo abituati annidato in luoghi nuovi, insospettabili.

Come sempre, inviate le vostre proposte di articoli, redatti secondo le Norme redazionali, all’indirizzo redazione@narrability-journal.org entro e non oltre il 15 aprile 2019.

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