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IL SACRO E L’HORROR. Il Sacro oggi si cela nelle narrative che sanno evocare la vertigine dell’abisso

DI SILVIA NOERA

 

ABSTRACT

Nella contemporaneità il sacro sembra essere scomparso, ma non è così. Ha preso una forma inedita e attraverso la struttura del racconto – il “viaggio dell’eroe” e la “tragedia della fanciulla” – continua a veicolare la sua ambivalenza e tutto il suo potere evocativo. Il cinema horror sembra aver compreso meglio di tutti questa lezione: portando avanti il tema della “violazione” come chiave di lettura degli antichi rituali, i film dell’orrore permettono all’uomo di elaborare in modo tutelato sentimenti ed emozioni che altrimenti lo annienterebbero.
L’analisi che qui si intende affrontare, partirà contestualizzando la dicotomia sacer/profanus e proseguirà nell’analisi concreta di alcuni film horror suddivisi in due macro categorie: i film con la struttura tipica del “viaggio dell’eroe” descrivono la violazione sacra, mentre quelli che si rifanno alla struttura della “tragedia della fanciulla” descrivono la violazione opposta del profano.

KEYWORDS: cinema, horror, sacro, profano, violazione.

 “A nonno Martino, il mio eroe”

 

Il mondo contemporaneo – digitale, veloce e iperconnesso – sta inglobando il mondo antico, disfacendone la magia e relegando quella sua lenta saggezza su uno scaffale.
Parrebbe quasi che del sacro non resti più nulla, ma non è così.
Sciolto dalla sua connotazione prettamente religiosa, si è perpetuato attraverso una delle sue forme più antiche: il racconto. E il racconto stesso, nelle sue due strutture principali – come vedremo meglio più avanti, il “viaggio dell’eroe” e la “tragedia della fanciulla” –, è il cuore pulsante della dinamica oppositiva sacer/profanus. Proverò qui a seguire la suggestione secondo cui la narrazione cinematografica – ed in particolar modo quella dell’orrore – sia una delle forme inedite attraverso cui l’uomo può fare esperienza di questa dicotomia, anche nella sua accezione più terribile. Il terrore che si prova infatti, contemplando lo svolgersi del racconto, non è dato dall’empatia che ci suscita il protagonista – né tantomeno dal concatenarsi di effetti sonori e visivi di successo: è la vertigine che dovevano provare gli iniziati al cospetto di un rituale sacro, è l’abisso creato dallo sciamano nelle sue profezie divinatorie, è la rivelazione di un segreto. La natura di questo segreto è ovviamente molto dibattuta e ogni cultura – o religione – l’ha interpretata a modo proprio, facendone il fondamento di tutta la sua gnoseologia.

Mi baserò, nell’arco delle mie argomentazioni, sulla concezione filosofica (Bataille, 1957; Galimberti, 2004 e Campbell, 1949) secondo cui il cuore di questo segreto sia il “sacro” stesso, definito come il dialogo eterno tra l’individuo e “la totalità dell’essere” (Bataille, 1957).
I film horror[1] che prenderò ad exemplum[2] – volutamente selezionati negli ultimi cinque anni per meglio tenere conto della sensibilità odierna – riescono infatti, seguendo le due strutture narrative sopra citate, a dar conto di questa rivelazione e a costringerci a riflettere su chi siamo davvero.


LA DICOTOMIA SACER / PROFANUS

Nella storiografia sullo studio delle religioni, una delle più importanti dicotomie è certamente quella descritta da sacer/profanus[3]. Di derivazione latina, sacer indica “tutto ciò che viene dedicato agli dei, sottratto cioè alla sfera profana per essere loro consacrato” e fa riferimento anche ad una sua precisa connotazione spaziale, andandone a delineare in modo nitido il perimetro.

Il senso di questo confine stabilisce una prassi: il divieto di varcare la soglia sacra senza il permesso, il tabù di profanare l’oggetto del culto e così via; queste imposizioni vengono descritte nella loro natura ufficiale e legale dalla coppia oppositiva latina sanctus/sine sanctione, che va a costituire, insieme alla dicotomia già citata sacer/profanus, il corpus del diritto sacrale.

È proprio questo corpus di diritto a rendere il contesto sacro particolare: in esso la violenza degli atti è posta al di là dell’umano, in una ritualizzazione che consente all’uomo di sperimentare l’abisso, senza provare su di sé gli effetti dissolventi dovuti alla sua indiscriminata generalizzazione[4]. I rituali sono quindi il contesto tutelato adibito a questa sperimentazione, e il sacrificio – nelle sue varie forme – ne è l’apice[5].
Ma i modi per fare esperienza di questo abisso nel corso della propria vita sono diversi e se da un lato possiamo farlo direttamente – come nella sessualità ad esempio[6] o nelle pratiche più avanzate di meditazione[7] – dall’altro abbiamo la possibilità di rendere quest’esperienza comunicabile e quindi trasmissibile.

È il caso, quest’ultimo, del racconto.

Sostiene Burkert (1996) infatti che “attraverso la narrazione, la realtà umana viene verbalizzata e diventa oggetto di comunicazione inter-personale” (Otto, 2007). Ovvero il racconto si fa “rivelazione di un’esperienza originaria e diventa così mito” (Otto, 2007).

 

LA STRUTTURA DEL RACCONTO

Il “viaggio dell’eroe”: la violazione del sacro.

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NOTE

[1] I film trattati nel corso dell’articolo sono i seguenti, in ordine di apparizione:
– “Annientamento” (2018) di A. Garland
– “Noi – Us” (2019) di J. Peele;
– “Necropolis” (2014) di J.E. Dowdle
– “The Witch” (2016) di R.Eggers;
– “It follows” (2014) di D.R. Mitchell
– “Birdbox” (2018) di S. Bier
– “A Quiet Place” (2018) di J. Krasinski
– “The Silence” (2019) di J.R. Leonetti

[2] L’articolo contiene dettagli inerenti alla trama dei film sopra elencati. Consiglio, qualora non li abbiate visti e non desideriate anticipazioni indiscrete, di fare attenzione a questo simbolo: “⁂”.
La frase che seguirà, infatti, è SPOILER!

[3] G. Filoramo, Che cos’è la religione, Einaudi, 2004, p.89-p.109

[4] Si veda anche U. Galimberti, Le cose dell’amore, Feltrinelli, Milano 2004, p.45: “Maledetto nella comunità degli uomini, il sacro, con tutto il suo corredo di trasgressioni divine, di pratiche sessuali proibite, di forme di violenza e di brutalità che ogni mitologia ospita (…), diventa benedetto quando è trasferito all’esterno. Con questa espulsione l’uomo è strappato alla sua violenza che, divinizzata, è posta al di là dell’umano come entità separata, come cosa che riguarda gli dei”.

[5] G. Bataille, L’érotisme (1957); tr. It. L’erotismo, Mondadori, Milano 1972, p.30: “Il sacro è la totalità dell’essere rivelato a coloro i quali, nel corso di una cerimonia, contemplano la morte di un essere individuale”.

[6] U. Galimberti, Le cose dell’amore (2009); Feltrinelli, Milano 2004, p. 25: “Ma c’è un modo di sperimentare la morte della propria individualità nel corso della vita: è il modo della sessualità in quel suo apice che è l’orgasmo”.

[7] Nel suo studio sull’ascetismo, Bronkhorst (The Two Sources of Indian Asceticism, 1998) avrebbe trovato nei rituali sacrificali vedici, grazie alla nascita dell’ascetismo, l’origine di alcune pratiche meditative: in sostanza l’esperienza mentale e psicologica provata in queste pratiche meditative sarebbe analoga a quella provata presenziando ai rituali sacrificali vedici.


 

BIBLIOGRAFIA

 Bataille G., (1957) L’érotisme [tr. It. L’erotismo, Mondadori, Milano 1972]

 Bronkhorst, (1998) The Two Sources of Indian Asceticism

 Burkert W., (1996) Creation of the Sacred [tr. It. La creazione del sacro, Adelphi, Milano 2003]

 Campbell J., (1949) The Hero with a Thousand Faces [tr. It. L’eroe dai mille volti, Guanda Editore 2000]

 Dupront A., (1987) Du sacré [tr. It. Il sacro, Bollati Boringhieri, Torino 1993]

 Filoramo G., (2004) Che cos’è la religione, Einaudi

 Galimberti U., (2004) Le cose dell’amore, Feltrinelli, Milano

 Otto W. F., (1962) Mythos und Welt, [tr. It. Il mito, Il melangolo, Genova 2007]

 


Biografia

Silvia Noera, prossima alla laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Modena e Reggio Emilia – con tesi sulla Semiotica testuale nell’ambito pubblicitario – ha svolto diversi corsi nell’ambito dello Storytelling (IULM, Executive Master) e della Pubblicità (Fastweb Digital Academy, Personal Branding).
Dopo alcune esperienze lavorative in settori diversi (l’ultima nel reparto Operations presso Digital360) ha maturato la volontà di diventare copywriter ed ha partecipato a convegni ed appuntamenti legati al tema (Playcopy, Pennamontata).

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